Nel mondo dell’ortopedia, i progressi tecnologici e chirurgici degli ultimi decenni hanno profondamente trasformato l’approccio alle patologie della spalla. Tra queste, le lesioni della cuffia dei rotatori — strutture fondamentali per la mobilità e la stabilità articolare — rappresentano una delle condizioni più comuni, soprattutto tra i pazienti in età avanzata. Abbiamo intervistato il Dott. Maurizio Rubino, chirurgo ortopedico di lunga esperienza, per approfondire una tecnica che sta conquistando sempre più spazio nella pratica clinica: la chirurgia “mini open”.
“Per quanto riguarda la chirurgia riparativa della cuffia dei rotatori, oggi abbiamo due opzioni principali: la chirurgia artroscopica, ovvero la riparazione della lesione in artroscopia, e la chirurgia cosiddetta “mini open”, che a mio parere rappresenta un’evoluzione della tecnica artroscopica”, spiega il Dott. Rubino.
“In pratica, la mini open unisce i vantaggi dell’artroscopia — quindi l’assenza di distacco delle inserzioni muscolari — a una maggiore efficacia riparativa. Si accede passando attraverso le fibre del deltoide, creando uno split anatomico tra il deltoide medio e quello anteriore, e si effettua una riparazione diretta con dei punti transossei. Rispetto all’artroscopia, questa tecnica consente un’immediata mobilizzazione del paziente e comporta un dolore post-operatorio significativamente ridotto”.
La scelta della tecnica chirurgica, chiarisce il Dottore, deve basarsi su una valutazione attenta del tipo di lesione e del paziente. E proprio nella popolazione più anziana, spesso colpita da lesioni degenerative, la mini open può offrire vantaggi sostanziali.
“È vero che l’artroscopia appare più conservativa e meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale — e ha certamente ancora un ruolo importante — ma nel trattamento della cuffia degenerativa, tipica del paziente anziano, ritengo che la mini open debba essere assolutamente considerata. Questo per diversi motivi: consente un recupero migliore, una riparazione più anatomica, più stabile e solida, e presenta un rischio di recidiva inferiore rispetto alla riparazione artroscopica. Le recidive post-operatorie esistono anche nella mini open, ma il loro tasso è sicuramente più basso”.

