Quando l’anca duole (e non è artrosi), Dott. Grilli: le cause infiammatorie e i segnali da non ignorare

Intervista al Dottor Fabrizio Grilli, Chirurgo ortopedico specializzato in anca e ginocchio

Quando si parla di dolore all’anca, il primo pensiero va quasi sempre all’artrosi.

Eppure, esclusa la componente degenerativa, esistono diverse altre condizioni che possono compromettere la mobilità e la qualità della vita di tutti i giorni. Nella maggior parte dei casi, i principali responsabili sono i processi infiammatori a carico dei tendini e dei muscoli che circondano l’articolazione. Il paziente può avvertire un dolore laterale esterno: una sintomatologia localizzata sulla parte esterna della coscia è spesso riconducibile all’infiammazione dei muscoli abduttori, condizione nota comunemente come trocanterite. Oppure un dolore inguinale: una sensazione dolorosa nella zona interna della coscia deriva di frequente dall’infiammazione dei muscoli adduttori.

Sia il dolore che la rigidità rappresentano campanelli d’allarme fondamentali da non sottovalutare. Se il dolore è il sintomo primario, in grado di limitare fortemente i movimenti e le attività quotidiane del paziente, la rigidità ne è spesso la diretta conseguenza.

Insieme al Dott. Grilli, Chirurgo ortopedico, cerchiamo di capire come riconoscere queste infiammazioni, come distinguerle da altre problematiche e quali sono i percorsi terapeutici più efficaci per ritrovare la piena funzionalità dell’articolazione.

Dolore all’anca: diagnosi tempestiva e percorsi di cura

Le infiammazioni tendinee e muscolari dell’anca condividono spesso sintomi con altre patologie (come radicolopatie lombari o pubalgie), rendendo fondamentale una valutazione specialistica accurata attraverso l’esame obiettivo ed eventuali indagini ecografiche o di risonanza magnetica.

L’approccio terapeutico per le patologie infiammatorie extracapsulari è prevalentemente conservativo e si articola su più fronti. Innaitutto, la gestione della fase acuta: controllo del dolore e dell’infiammazione mediante riposo funzionale, crioterapia e, su indicazione medica, terapia farmacologica mirata. Terapie fisiche e strumentali come le onde d’urto, tecarterapia o laserterapia ad alta intensità per stimolare la rigenerazione tessutale e ridurre la flogosi. Infine, ma non meno importante, rieducazione funzionale e fisioterapia ovvero esercizi specifici di stretching, rinforzo della muscolatura stabilizzatrice del bacino (core e glutei) e ripristino dei corretti schemi del passo per prevenire recidive.

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