Ottobre Rosa: la prevenzione del tumore al seno inizia prima di avere un problema – Dott. Guasone

Ottobre Rosa non dovrebbe essere soltanto il mese in cui si parla di tumore della mammella. Dovrebbe essere l’occasione per ricordare che la prevenzione comincia molto prima della comparsa di un sintomo. Ne parliamo con il Dott. Flavio Guasone, chirurgo senologo.

“La prevenzione non inizia quando hai un problema”: è questo il punto di partenza del Dott. Flavio Guasone per affrontare il tema dell’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore della mammella. Un’affermazione semplice, ma che porta con sé un concetto importante: prendersi cura della salute del seno non significa aspettare di sentire un nodulo, notare un cambiamento o avere un sintomo per rivolgersi a uno specialista.

Il tumore della mammella rappresenta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia. La diagnosi precoce ha però contribuito, negli ultimi decenni, a migliorare la possibilità di individuare la malattia in una fase iniziale, con conseguenze importanti anche sulle possibilità terapeutiche. 

Dottor Guasone, cosa significa oggi fare prevenzione del tumore al seno?

“Significa innanzitutto non aspettare che compaia un problema. La prevenzione deve diventare un percorso di consapevolezza, che tiene conto dell’età della donna, della sua storia personale e familiare e delle caratteristiche della mammella. Esistono naturalmente i programmi di screening, che rappresentano uno strumento fondamentale di sanità pubblica. Ma lo screening non coincide con tutta la prevenzione senologica. Una donna può avere necessità differenti in relazione alla propria situazione e, in presenza di familiarità o altri fattori di rischio, il percorso può essere diverso”.

Quindi non esiste un unico controllo valido per tutte?

“Esatto. È uno degli aspetti che cerco di spiegare più spesso alle pazienti. Non possiamo pensare alla prevenzione come a una lista di esami uguale per tutte le donne. La scelta dell’indagine deve essere personalizzata.

In generale, salvo situazioni particolari, consiglio una prima valutazione senologica intorno ai 30 anni. Prima dei 40 anni, la visita può essere accompagnata dall’ecografia; dopo i 40 anni la mammografia, eventualmente associata alla tomosintesi, assume un ruolo più importante. La risonanza magnetica, invece, viene utilizzata in situazioni selezionate. Naturalmente sono indicazioni generali: è sempre la valutazione clinica individuale a stabilire quale sia il percorso più appropriato”.

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Dott. Flavio Guasone

E lo screening mammografico dove si inserisce?

“Lo screening organizzato è fondamentale perché permette di raggiungere una popolazione ampia e individuare anche tumori di piccole dimensioni, che possono non essere percepibili al tatto. In Italia il programma nazionale è rivolto attualmente alle donne tra i 50 e i 69 anni e prevede la mammografia ogni due anni. In alcune Regioni la fascia di età è stata estesa, in linea con le indicazioni europee, fino a comprendere donne dai 45 ai 74 anni. Il messaggio importante è aderire allo screening quando si riceve l’invito. Ma anche ricordare che una donna che non rientra nella fascia dello screening non significa che debba disinteressarsi della salute del proprio seno”. Il Ministero della Salute conferma che lo screening mammografico organizzato è attualmente rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, con estensioni a 45-74 anni in alcune Regioni. La mammografia consente inoltre di identificare noduli di piccole dimensioni non ancora percepibili al tatto.

Una delle paure più frequenti è proprio quella di trovare qualcosa…

“Molte donne rimandano una visita o uno screening perché hanno paura del risultato. Ma la prevenzione non dovrebbe essere vissuta come una ricerca della malattia. Dovrebbe essere esattamente il contrario: uno strumento per prendersi cura di sé. Un eventuale problema individuato precocemente può essere affrontato in modo più efficace rispetto a una patologia diagnosticata in una fase più avanzata. Per questo dico sempre che è meglio trasformare la paura in un gesto concreto: fare il controllo”.

Quanto conta conoscere il proprio seno?

“Conta molto. Conoscere il proprio corpo significa anche essere in grado di riconoscere un cambiamento. Questo non significa però trasformare l’autopalpazione in uno strumento diagnostico o vivere controllando continuamente il seno. Significa semplicemente prestare attenzione a ciò che è diverso dal proprio solito. Un nodulo, una modificazione della forma della mammella, un’alterazione della pelle, una retrazione del capezzolo o una secrezione anomala sono elementi che meritano una valutazione medica. Non significa automaticamente che ci sia un tumore: molte condizioni mammarie sono benigne. Ma è importante che sia lo specialista a stabilirlo”.

Ottobre Rosa, allora, dovrebbe lasciare un messaggio diverso dal semplice “fate prevenzione”?

“Il messaggio dovrebbe essere: non aspettate di avere un problema per iniziare a occuparvi della salute del vostro seno. La prevenzione è fatta di controlli appropriati, attenzione ai cambiamenti, adesione agli screening e, quando necessario, confronto con uno specialista. E soprattutto non dovrebbe essere confinata a un mese all’anno. Ottobre può essere il momento giusto per ricordarsene, ma la prevenzione dovrebbe accompagnarci durante tutto l’anno”.

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