Depressione e Alzheimer: la stimolazione magnetica apre nuove prospettive

Risultati incoraggianti per la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), tecnica non invasiva che utilizza impulsi magnetici per modulare l’attività cerebrale. Secondo quanto emerso durante il congresso nazionale della Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies, in corso a Roma, questa tecnologia starebbe mostrando benefici importanti nel trattamento della depressione resistente ai farmaci, dell’Alzheimer e persino delle nuove dipendenze.

Nel caso della depressione resistente, i dati parlano di percentuali di risposta comprese tra il 50% e il 70%, con risultati ancora più rapidi grazie ai nuovi protocolli accelerati come la iTBS (Intermittent Theta Burst Stimulation), una versione avanzata della rTMS. Gli effetti positivi, secondo gli studi presentati, possono mantenersi anche a distanza di mesi dalla conclusione della terapia.

Neuromodulazione utilizzata in tanti campi

La neuromodulazione viene oggi studiata anche nel campo delle dipendenze comportamentali e da sostanze: gli approcci più recenti, basati sulla stimolazione mirata di specifici circuiti neuronali, avrebbero mostrato tassi di remissione tra l’80% e il 90%.

Novità sulle cure per l’Alzheimer

Importanti novità arrivano anche sul fronte dell’Alzheimer e del decadimento cognitivo lieve. Oltre a una buona efficacia clinica, la rTMS avrebbe evidenziato una tollerabilità migliore rispetto ad alcune terapie farmacologiche tradizionali. La stimolazione magnetica favorirebbe infatti la neuroplasticità, migliorando le connessioni tra le aree cerebrali coinvolte dalla malattia e sostenendo processi come la sinaptogenesi e la crescita dendritica.

“La ricerca ci sta mostrando come la neuromodulazione possa agire su diversi meccanismi della malattia di Alzheimer”, ha spiegato Giacomo Koch, presidente della Isnet. “L’aspetto più interessante è che i benefici possono comparire in tempi relativamente brevi, con un profilo di sicurezza molto positivo”.

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