Il dimagrimento può portare benefici importanti per la salute e per il benessere della persona. A volte, però, chi perde peso in modo consistente nota anche cambiamenti del viso. Sui media questo fenomeno viene spesso chiamato “Ozempic face”. Ne parliamo con il Dott. Andrea Maria Scarpa, chirurgo e medico estetico esperto in medicina rigenerativa, per capire che cosa descrive davvero questa espressione e quali aspetti valutare.
Dottor Scarpa, che cosa si intende con l’espressione “Ozempic face”?
“È un’espressione diventata popolare per descrivere alcuni cambiamenti dell’aspetto del viso osservati durante un dimagrimento importante, soprattutto in persone in terapia con farmaci GLP-1 come la semaglutide.
Nel volto il tessuto adiposo contribuisce a sostenere i contorni e a mantenere una certa pienezza. Quando il peso diminuisce, soprattutto se ciò accade molto velocemente, possono ridursi anche alcuni volumi del viso. La pelle, inoltre, può non adattarsi con la stessa rapidità ai cambiamenti dei tessuti sottostanti.
Il viso può apparire più svuotato in alcune aree, come guance e tempie; i solchi possono diventare più visibili e la linea mandibolare meno definita. In altri casi prevale la lassità o una variazione della qualità cutanea. Raramente si tratta di un solo punto: spesso il cambiamento riguarda l’equilibrio complessivo tra volumi, sostegno e pelle”.
In che modo la medicina estetica può aiutare chi si trova ad affrontare un aspetto che non riconosce più?
“Si parte da una valutazione completa: distribuzione dei volumi, qualità e lassità della pelle, caratteristiche anatomiche e andamento del dimagrimento. Conta anche capire se il peso è ancora in evoluzione e quali siano le aspettative del paziente.
Una volta valutata la paziente, anche con un supporto ecografico, si può pianificare una strategia personalizzata e, a seconda dei casi, valutare percorsi con laser Co2 frazionato, idrossiapatite di calcio, acido polilattico o grasso autologo.
Quando è indicato, il laser può contribuire a migliorare la qualità della pelle e a stimolare il rimodellamento cutaneo. È un supporto per la componente cutanea, ma non un trattamento che ricrea i volumi persi. Per questo va scelto in base alle condizioni della pelle e inserito in un percorso con obiettivi realistici in cui affiancare, in un secondo momento, trattamenti a base di Idrossiapatite di calcio e acido polilattico. Questi prodotti possono essere valutati con l’obiettivo di sostenere gradualmente i tessuti e favorire una risposta di biostimolazione. Sono diversi, con caratteristiche e modalità d’impiego specifiche: la scelta dipende dall’anatomia, dalle aree da trattare e dal risultato desiderato. Il principio è intervenire dove serve e valutare, ove necessario, un aumento di volume oltre alla biostimolazione”.
Quando si può prendere in considerazione anche il grasso autologo?
“Soprattutto quando è necessario un ripristino volumetrico più ampio. È una possibilità chirurgica che richiede, però, una valutazione dedicata: occorre verificare che vi siano aree donatrici adeguate e considerare le caratteristiche dei tessuti e le aspettative sul risultato”.
La letteratura scientifica si sta già occupando del fenomeno Ozempic?
“Sì, sono già disponibili pubblicazioni che descrivono i cambiamenti dei volumi del viso e discutono le possibili implicazioni cutanee. Possono essere utili per approfondire il tema; nella pratica, però, ogni volto presenta caratteristiche diverse e richiede una valutazione individuale. Vi lascio alcuni riferimenti scientifici per chi desidera approfondire il tema”.
Per approfondire:
- Sharma RK et al., Radiographic Midfacial Volume Changes in Patients on GLP-1 Agonists, 2025.
- Montecinos K, Kania B, Goldberg DJ, Semaglutide “Ozempic” Face and Implications in Cosmetic Dermatology, 2024.
- Paschou IA et al., GLP-1RA and the possible skin aging, 2025.

