Sindrome del dolore pelvico cronico: tra diagnosi e terapie integrate – Dott.ssa Lopes, fisiatra

Il dolore pelvico cronico è una condizione che colpisce molte persone, soprattutto donne, ma anche uomini, manifestandosi con sintomi e cause spesso diversificati e difficili da inquadrare. Per capire meglio questa sindrome e come affrontarla, abbiamo intervistato la Dott.ssa Maria Laura Lopes, medico fisiatra esperta nel trattamento di patologie muscoloscheletriche e neurologiche.

Dottoressa, che cos’è esattamente la sindrome del dolore pelvico cronico e quali sono le sue caratteristiche principali?

«Si chiama sindrome del dolore pelvico cronico perché si tratta di un dolore che si può manifestare in modi diversi a livello pelvico. Può presentarsi con sensazione di peso, bruciore, dolore fisso o dolore che si manifesta solo in determinate situazioni, come in alcune posture o durante alcune attività. A volte, ad esempio, il dolore compare durante i rapporti sessuali; io parlo soprattutto della donna, ma anche nell’uomo può succedere, con una sensazione più urente o trafittiva. Insomma, la manifestazione del dolore è diversa da persona a persona. Per definirlo cronico, il dolore deve durare almeno sei mesi».

Quali sono le cause più frequenti di questo dolore?

«Le cause sono molteplici. Una di queste può essere una neuropatia del pudendo, un nervo che innerva proprio la zona pelvica. Questa è un’origine neurologica. Poi, ci può essere un’origine muscolo-scheletrica: per esempio un muscolo contratto in modo cronico a causa di problemi posturali, traumi o disallineamenti articolari, come quelli delle articolazioni sacro-iliache tra sacro e bacino. Questi disallineamenti possono causare contratture muscolari asimmetriche nel pavimento pelvico, che nel tempo diventano dolorose. Spesso la contrattura muscolare può essere conseguenza di un’infiammazione, quindi non sempre è facile distinguere se è causa o effetto del dolore».

E per quanto riguarda gli organi pelvici? Possono essere coinvolti?

«Certo, nella pelvi ci sono anche gli organi, e patologie ginecologiche, urologiche o colonproctologiche possono causare dolore. Per esempio, nell’uomo una prostatite cronica, nella donna problemi all’utero, o patologie anali. Spesso la causa organica è la prima a essere trattata, ma rimane presente un problema muscolare secondario che mantiene il dolore nel tempo. Quindi, il denominatore comune è che poi questi organi creano un’infiammazione e di conseguenza una contrattura muscolare: qui entra in gioco il lavoro del fisiatra, in collaborazione ovviamente con lo specialista dell’organo coinvolto».

Come si effettua la diagnosi di questa sindrome, data la complessità delle cause?

«La diagnosi è la parte più complicata. Esistono linee guida e raccomandazioni per identificare la causa del dolore pelvico cronico, in modo da poter trattare sia la causa originaria che le conseguenze, come la contrattura muscolare. Spesso il paziente è seguito da diversi specialisti — ginecologo, urologo o colonproctologo — che escludono o confermano patologie specifiche degli organi, e poi entra in gioco il fisiatra per valutare l’apparato motorio e le sue patologie. A volte si richiedono esami specifici per valutare la conduzione nervosa, risonanze per vedere la muscolatura e le articolazioni della zona pelvica. È fondamentale questo passaggio diagnostico per evitare trattamenti inadeguati.
Quando si parla di sindrome del dolore pelvico cronico dobbiamo sempre, anche solo per esclusione, lavorare con gli altri colleghi medici specialisti».

E una volta definita la diagnosi, come si interviene dal punto di vista terapeutico?

«Il trattamento può essere farmacologico, riabilitativo, con terapie fisiche e terapie mediche non farmacologiche come l’ozonoterapia o l’agopuntura. Per esempio, negli uomini con sindrome del dolore pelvico cronico si possono usare le onde d’urto focali, una terapia medica non farmacologica. Ci sono anche trattamenti fisioterapici mirati a rilassare la muscolatura contratta, esercizi specifici e tecniche di biofeedback, che aiutano il paziente a percepire e controllare la contrazione dei muscoli pelvici tramite un dispositivo che mostra graficamente l’attività muscolare. Inoltre, si usano terapie fisiche come la tecarterapia, ultrasuoni e altre terapie fisiche fisioterapica o di competenza medica. Il fisiatra decide quali terapie applicare in base alla diagnosi precisa.»

Può spiegarci meglio come funziona il biofeedback nel trattamento?

«Il biofeedback è molto utile perché i muscoli del pavimento pelvico sono interni e non facilmente percepibili dal paziente. Con una piccola sonda si rileva la contrazione muscolare e tramite un computer il paziente può vedere un grafico che indica il livello di contrazione. L’obiettivo è insegnare al paziente a rilassare quei muscoli, cosa non semplice, perché spesso è più facile contrarre che rilassare. Il biofeedback rende visibile ciò che normalmente non si percepisce.»

Qual è il ruolo del fisiatra nel percorso di cura?

«Il fisiatra è centrale nella fase diagnostica e nella definizione della terapia più adatta. Tuttavia, il fisiatra non solo è centrale nella definizione della diagnosi della componente neuromioarticolare nella genesi del dolore, ma è indispensabile nell’escludere altre patologie che non fanno parte della sindrome, ma possono dare sintomi simili come alcune patologie dell’anca, pubalgia, fibromialgia, etc. Purtroppo spesso il paziente viene inviato direttamente alla riabilitazione senza una diagnosi medica completa, e questo può portare a trattamenti inutili o addirittura dannosi. La fisiatria copre il gap tra la diagnosi specialistica di organo e il trattamento riabilitativo, valutando muscoli, nervi e articolazioni, allo scopo di definire una diagnosi a loro carico o di escludere altre patologie. Inoltre, il fisiatra lavora in sinergia con gli altri specialisti per un approccio multidisciplinare indispensabile nella sindrome del dolore pelvico cronico».

Quanto è importante intervenire precocemente?

«Molto. Più il dolore si prolunga, più diventa difficile da trattare a causa della memoria del dolore nel sistema nervoso. Un trattamento precoce e una diagnosi corretta sono fondamentali per evitare che il problema diventi cronico e invalidante».

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