Dott. Scarpa, medicina rigenerativa e caduta dei capelli: oltre il PRP “standard”

Intervista al Dottor Andrea Maria Scarpa, esperto in Medicina rigenerativa

Dottore, si parla sempre più spesso di PRP per i capelli. Di cosa si tratta esattamente?

Il PRP, acronimo di Plasma Ricco di Piastrine, è una terapia rigenerativa che utilizza un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue del paziente stesso. Le piastrine non hanno solo un ruolo nella coagulazione, ma sono ricche di fattori di crescita che stimolano la rigenerazione dei tessuti.
Applicato al cuoio capelluto, il PRP agisce sul bulbo pilifero migliorando l’attività cellulare, la vascolarizzazione e l’ambiente biologico in cui il capello cresce.

In quali casi è indicato?

Il PRP è indicato nelle fasi iniziali e intermedie dell’alopecia androgenetica, sia nell’uomo che nella donna, ma trova applicazione anche nei diradamenti diffusi legati a stress, alterazioni ormonali o infiammazione cronica del cuoio capelluto.
È fondamentale però sottolineare che non tutti i pazienti sono candidati ideali: la valutazione medica iniziale è decisiva per capire se c’è l’indicazione per il paziente.

Tutti i PRP sono uguali?

Assolutamente no, ma questo aspetto è purtroppo sottovalutato.

Il termine PRP viene molto spesso utilizzato in modo improprio per indicare procedure in realtà molto differenti tra loro, in termini di concentrazione piastrinica, presenza o meno di leucociti e qualità del preparato finale.

Alcune procedure, infatti, non consentono in alcun modo di raggiungere gli standard necessari perché si possa realmente parlare di PRP.

Un PRP efficace deve raggiungere una concentrazione adeguata di piastrine – compresa tra 800.000 1.200.000 piastrine – ed essere privo di componenti infiammatorie inutili.

Per questo motivo utilizzo protocolli avanzati con doppia centrifugazione e un sistema ottico di concentrazione, che permettono di ottenere un prodotto più concentrato, più puro e biologicamente molto più efficace.

Non è solo “fare PRP”, ma farlo nel modo corretto.

Quali risultati si possono ottenere?

Il PRP non crea nuovi bulbi dove non sono più presenti, ma può riattivare quelli indeboliti.
I risultati più frequenti sono una riduzione della caduta, un aumento dello spessore del capello e un miglioramento della densità complessiva.
Si tratta ovviamente di un percorso progressivo, che lavora nel tempo, necessita di alcuni accorgimenti e in alcuni casi di un approccio integrato.

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Dottor Andrea Maria Scarpa

Lei più volte ci ha prospettato l’importanza di un approccio integrato. Cosa significa in questo caso?

Significa che in medicina rigenerativa, e quindi anche quando parliamo di terapia prp per i capelli, non possiamo considerare il capello come un elemento isolato.
La salute del bulbo dipende non solo da aspetti genetici ma anche da fattori sistemici: infiammazione cronica, microcircolazione, stato ormonale, nutrizione.
Quindi è importante non solo eseguire una procedura corretta, e abbiamo visto come, ma anche inserire il PRP in un protocollo che ci consenta una valutazione più ampia del paziente, che può includere una correzione dello stile di vita o un supporto nutrizionale mirato.
È una visione medica e sistemica, non un trattamento “spot”.

Quanto conta l’aspetto psicologico nella perdita dei capelli?

Conta moltissimo, ed è spesso sottovalutato.
La perdita dei capelli non è solo un cambiamento estetico: per molti pazienti rappresenta una perdita di identità, di sicurezza, di immagine di sé. Questo può generare ansia, disagio sociale e un impatto significativo sulla qualità della vita.
Per questo motivo è fondamentale un approccio medico che non si limiti al trattamento, ma che sappia ascoltare il paziente e gestire anche le aspettative. Quando il paziente comprende cosa sta accadendo e vede un percorso terapeutico strutturato, cambia anche il suo atteggiamento: passa da una condizione di frustrazione a una di controllo attivo.

In sintesi, qual è il messaggio corretto sul PRP per capelli?

Il PRP è una terapia rigenerativa efficace, ma non è una soluzione “miracolosa” né standardizzata.
Funziona se viene eseguito con criteri medici rigorosi, su pazienti selezionati e all’interno di un percorso terapeutico completo.
Tecnica e approccio fanno la differenza.

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