È una delle domande più frequenti negli studi di chirurgia plastica quando si parla di Mastoplastica additiva: si può davvero passare da una prima a una quarta di seno grazie alla chirurgia? A rispondere, con approccio rigoroso e senza scorciatoie, è il dottor Franco Migliori, Chirurgo plastico, che mette al centro sicurezza, proporzioni e sostenibilità del risultato nel tempo.
“Sì, tecnicamente è possibile passare da una prima a una quarta, ma non è una decisione che si prende in modo automatico o standardizzato”, spiega lo specialista.
“La mastoplastica additiva richiede una pianificazione rigorosa basata su misurazioni precise: larghezza della base mammaria, spessore dei tessuti, elasticità cutanea, diametro del torace e qualità della ghiandola. In una paziente con volume di partenza molto ridotto, spesso lo “spazio” anatomico per accogliere una protesi di grandi dimensioni non è immediatamente disponibile. In questi casi bisogna valutare se sia possibile crearlo in sicurezza, talvolta anche con strategie progressive”.
Non esiste un percorso standardizzato, adatto a tutte le situazioni perché ogni paziente presenta caratteristiche uniche: “È fondamentale rispettare i limiti anatomici individuali: una protesi eccessivamente grande rispetto alla base mammaria può determinare complicanze come visibilità dei margini, rippling, malposizionamento o stress eccessivo sui tessuti nel tempo”.
Ma il Dottor Migliori non si ferma qui: “Esiste inoltre un aspetto etico e progettuale: il risultato deve essere armonico rispetto alle proporzioni corporee della paziente. Il ruolo del chirurgo non è solo eseguire una richiesta volumetrica, ma guidare verso una scelta sostenibile, proporzionata e stabile nel lungo periodo. In alcuni casi, proprio per garantire sicurezza e naturalezza, può essere indicato ridimensionare le aspettative.”
Parole che chiariscono un punto spesso sottovalutato: la mastoplastica additiva non è una semplice “aggiunta di volume”, ma un intervento che richiede una progettazione su misura. Ogni corpo ha caratteristiche uniche e limiti fisiologici che non possono essere ignorati senza compromettere il risultato.

Mastoplastica additiva, in cosa consiste?
Dal punto di vista chirurgico, l’intervento prevede l’inserimento di protesi mammarie attraverso incisioni generalmente posizionate nel solco sottomammario, lungo il margine dell’areola o, più raramente, in sede ascellare. Le protesi possono essere collocate sotto la ghiandola mammaria, sotto il muscolo pettorale oppure con tecnica “dual plane”, una soluzione intermedia che consente di combinare naturalezza e stabilità del risultato. La scelta dipende sempre dall’anatomia della paziente e dall’effetto estetico desiderato.
Anche il percorso post-operatorio è parte integrante del risultato: dopo l’intervento è previsto un periodo di recupero con l’utilizzo di reggiseni contenitivi e controlli clinici programmati. Il gonfiore iniziale lascia progressivamente spazio alla forma definitiva, che si stabilizza nel corso delle settimane successive. Una corretta gestione del post-operatorio contribuisce in modo determinante alla qualità e alla durata del risultato.
Secondo il dottor Migliori, il vero obiettivo non è raggiungere una taglia specifica, ma ottenere un seno proporzionato, naturale e duraturo. In alcuni casi, questo può significare adottare un approccio graduale, oppure rivedere le aspettative iniziali della paziente.
In un’epoca in cui l’immagine spesso corre più veloce della consapevolezza, il messaggio è chiaro: estetica e sicurezza devono procedere insieme. E la differenza, come sempre, la fa la qualità della valutazione specialistica.

