A pagare il conto più alto sono i nuclei meno abbienti: la loro quota di spesa è salita dal 27,6% al 37,6%
Dalla nascita del Servizio sanitario nazionale nel 1978 a oggi, il peso della spesa sanitaria privata sui bilanci delle famiglie italiane è aumentato in modo significativo, più che raddoppiando. In media, l’incidenza ha raggiunto il 4,3% del reddito familiare, ma il dato cresce sensibilmente se si guarda alle fasce sociali più fragili: per le famiglie con un livello di istruzione più basso si arriva infatti al 6,8%.
Il carico maggiore sostenuto dai meno abbienti
A sostenere il carico maggiore sono soprattutto i nuclei meno abbienti. La quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie più povere è passata dal 27,6% al 37,6%, segnando un incremento che evidenzia come l’accesso alle cure stia diventando sempre più una questione economica. Numeri che fotografano un sistema in cui le disuguaglianze sociali si riflettono in maniera crescente anche sulla salute.
Nel complesso, la spesa sanitaria privata in Italia ammonta a 43,3 miliardi di euro, quasi un quarto della spesa sanitaria totale. È quanto emerge dal 21° Rapporto Sanità del Crea, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, presentato oggi al Cnel.
Importanti differenze territoriali
Il Rapporto evidenzia anche forti differenze territoriali. Se nel Nord l’aumento della spesa privata è cresciuto in linea con il reddito disponibile, nel Centro e soprattutto nel Mezzogiorno l’incremento è stato molto più marcato, sottraendo risorse ad altri consumi familiari. Un segnale chiaro, secondo gli esperti, del fatto che le spese sanitarie al di fuori del Ssn vengano percepite come indispensabili, non rinviabili, anche a costo di sacrificare altre voci di spesa.
Dal Crea – consorzio promosso dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Fimmg – arriva infine un monito: senza un profondo cambio di paradigma, il Servizio sanitario nazionale rischia di non riuscire a rispondere adeguatamente ai bisogni di una popolazione in continuo mutamento, condizionata non solo dall’invecchiamento demografico, ma anche dalle trasformazioni delle strutture sociali e familiari.

