Sanità, via alla partita dei contratti 2025-2027: i sindacati avvisano, “no a compromessi al ribasso”

Si riaccende il confronto sui contratti della sanità. Dopo la chiusura definitiva, lo scorso febbraio, dell’accordo 2022-2024 per i medici – che ha portato a un aumento medio di 491 euro lordi al mese – ora si apre ufficialmente la nuova fase per il triennio 2025-2027.

Un passaggio particolarmente atteso, perché stavolta il focus sarà soprattutto sulla parte normativa: carriere, organizzazione del lavoro e condizioni quotidiane del personale sanitario. Temi centrali, su cui i sindacati alzano subito il livello dello scontro: “Nessun accordo al ribasso”.

Coinvolti oltre 500mila lavoratori della sanità

Il tavolo coinvolgerà numeri importanti. Si parla infatti di oltre 500mila lavoratori del comparto sanità, mentre per l’area dirigenziale – tra medici, veterinari e altre figure sanitarie – si contano circa 138mila professionisti.

A convocare le parti è stata l’Aran, che ha fissato due date chiave: il 22 aprile per il comparto sanità e il 29 aprile per l’area dirigenziale. L’obiettivo, come spiegato dal presidente Antonio Naddeo, è aprire una nuova fase nella gestione del personale sanitario pubblico, puntando su condizioni di lavoro migliori, valorizzazione delle competenze e un’organizzazione più efficace.

La linea dei sindacati

Dal fronte sindacale, però, la linea è chiara. Pierino Di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed, parla senza giri di parole: si firmerà solo un contratto capace di portare cambiamenti concreti. Dopo un accordo definito “di transizione”, il prossimo dovrà dare risposte reali, a partire da un sistema di carriere più rapido e meno influenzato da logiche clientelari, fino a una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Cimo-Fesmed, che da un lato apprezza il riallineamento dei contratti ai tempi corretti, ma dall’altro mette in guardia su possibili passi indietro. Nel mirino c’è soprattutto l’atto di indirizzo delle Regioni, che secondo il sindacato potrebbe tradursi in un peggioramento delle condizioni, in particolare sugli orari di lavoro, per compensare la carenza di personale. Una strada giudicata inaccettabile: il problema, sottolineano, non può essere scaricato sui lavoratori. Servono invece più risorse e nuove assunzioni.

Tensione alta anche sul fronte privato

Nel frattempo, la tensione resta alta anche nel settore privato. Il 17 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale della sanità privata e delle Rsa, con una manifestazione prevista a Roma. Una mobilitazione che coinvolge circa 300mila lavoratori, fermi da anni senza rinnovo contrattuale: 8 anni per la sanità privata, addirittura 14 per le Rsa.

Al centro della protesta c’è soprattutto il divario con il pubblico. Secondo la Fp Cgil, un infermiere del privato può arrivare a guadagnare fino a 500 euro in meno al mese rispetto a un collega del Servizio sanitario nazionale. Una distanza che, oggi più che mai, rischia di diventare insostenibile.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli