La stagione influenzale si avvia verso la conclusione e il bilancio complessivo parla di circa 12,6 milioni di italiani colpiti da infezioni respiratorie acute. Numeri importanti, ma sostanzialmente in linea con quelli registrati negli ultimi due anni. Il dato resta comunque inferiore rispetto alla stagione precedente, quando i contagi avevano sfiorato i 16 milioni.
Epidemia influenzale non ancora del tutto finita
L’epidemia non è però del tutto terminata. Secondo l’ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana sono stati segnalati ancora 406 mila nuovi casi di infezioni respiratorie. Solo una piccola percentuale, poco più del 2%, è attribuibile ai virus influenzali.
In questa fase della stagione, a circolare maggiormente sono altri virus respiratori, come Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e metapneumovirus. Sono proprio questi agenti a mantenere ancora attiva la coda dell’ondata epidemica, colpendo soprattutto i bambini più piccoli. Nella fascia sotto i 4 anni, infatti, la scorsa settimana si è ammalato quasi un bambino su trenta. Nel resto della popolazione, invece, i casi risultano ormai in netto calo.
Pressione sugli ospedali in diminuzione
Anche la pressione sugli ospedali sta progressivamente diminuendo. Gli accessi ai pronto soccorso e i ricoveri stanno tornando verso livelli considerati fisiologici.
“La stagione influenzale di quest’anno si sta rivelando simile per intensità alle due precedenti, anche se per alcune settimane continueremo a osservare un numero significativo di casi tra i bambini più piccoli”, spiega Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.
Situazione migliore delle previsioni
All’inizio dell’inverno, però, le previsioni erano più pessimistiche. Dopo diversi anni dominati dal virus H1, gli esperti si aspettavano una maggiore diffusione del ceppo H3, che negli ultimi tempi aveva circolato meno. Proprio per questo si temeva potesse trovare una popolazione più esposta al contagio, come sottolinea Gianni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
A preoccupare gli specialisti c’erano anche altri fattori: una stagione influenzale particolarmente intensa nell’emisfero sud, l’anticipo dell’inizio dell’epidemia e la comparsa della nuova variante K.
Alla prova dei fatti, però, lo scenario si è rivelato meno critico del previsto. “Nonostante queste premesse, l’andamento è rimasto sostanzialmente in linea con quello degli ultimi due o tre anni”, osserva Rezza.
La variante K, inoltre, non ha mostrato caratteristiche particolarmente preoccupanti: non ha causato un aumento dei contagi né forme più gravi della malattia. I primi studi indicano anche una buona risposta al vaccino, come evidenziato da una ricerca che ha coinvolto l’Istituto Superiore di Sanità e pubblicata sulla rivista scientifica Eurosurveillance dell’European Centre for Disease Prevention and Control.
Rimane aperta la questione vaccinale
Resta invece aperta la questione della copertura vaccinale, ancora lontana dagli obiettivi indicati dalle autorità sanitarie. Secondo i dati del ministero della Salute, tra gli over 65 la copertura si ferma intorno al 50%, mentre nella fascia tra 60 e 64 anni scende al 21%. Ancora più bassa quella tra i bambini: tra i 6 mesi e i 6 anni il tasso di vaccinazione è intorno al 20%.
La maggior parte delle vaccinazioni – circa 9 milioni – è stata effettuata dai medici di medicina generale. Seguono i pediatri di libera scelta, con 880 mila dosi somministrate, e le farmacie, che hanno raggiunto 870 mila vaccinazioni.
Intanto si guarda già alla prossima stagione influenzale. Il ministero della Salute punta a rafforzare le campagne di sensibilizzazione, rendere più semplice l’accesso ai vaccini e sostenere le Regioni nell’organizzazione delle campagne vaccinali.
“L’obiettivo è non inseguire l’influenza, ma arrivare preparati e anticiparla”, conclude Maria Rosaria Campitiello, responsabile del Dipartimento Prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute.

