Buona Festa del Papà! In Italia sono i più anziani d’Europa: a 36 anni il primo figlio

In diverse parti del mondo, oggi è la Festa del Papà, un’occasione speciale dedicata alla figura paterna e al ruolo dei padri all’interno della società. La data di festa varia da un Paese all’altro; per esempio, nella Svizzera italiana è un giorno festivo riconosciuto ufficialmente. In Italia, invece, si onorano i papà ogni 19 marzo. Questa data non è stata scelta a caso, ma è ricca di simbolismo, legata alla celebrazione di San Giuseppe, padre adottivo di Gesù, nella tradizione cattolica.

In Italia però, la tendenza a diventare padre sta mutando negli ultimi decenni. L’età media dei papà italiani al momento della nascita dei figli è notevolmente aumentata, segnando un cambiamento significativo nelle dinamiche familiari e sociali del Paese.

I papà italiani sono i più vecchi d’Europa

Recenti dati Istat mostrano che in Italia l’età media della paternità è di 35,8 anni, mentre in Francia è di 33,9, in Germania di 33,2 e in Inghilterra e Galles di 33,7. Questo ritardo nella paternità coinvolge circa il 70% dei nuovi padri italiani, il che significa che un uomo su tre resta senza figli oltre i 36 anni.

Questo trend comporta conseguenze significative, come dimostrato da numerose prove scientifiche. Ad esempio, le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, come la motilità, la morfologia e i danni al DNA, tendono a peggiorare con l’avanzare dell’età. Inoltre, l’aumento dell’età porta a una maggiore esposizione a inquinanti ambientali come le microplastiche, che hanno dimostrato di influenzare la fertilità maschile. Anche i cambiamenti climatici, con il loro impatto sulla temperatura globale, possono incidere negativamente sulla fertilità maschile, come evidenziato dalla riduzione volumetrica dei testicoli nella popolazione generale.

In vista della Festa del Papà, gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) sottolineano l’importanza di anticipare la paternità e, quando non è possibile, di preservare la fertilità fin dalla giovane età. Questo può essere ottenuto principalmente attraverso uno stile di vita sano e l’uso di sostanze naturali che offrono protezione contro i danni causati dall’invecchiamento e dagli inquinanti ambientali.

Perché rinviano?

“In Italia l’età in cui si fa il primo figlio è aumentata di 10 anni, passando dai 25 anni della fine degli anni ’90 ai circa 36 attuali, che pongono il nostro Paese in cima alla classifica dell’età media del concepimento in Europa. Un fenomeno che riguarda quasi il 70% dei nuovi papà italiani. Ne consegue che 1 uomo su 3, superata questa soglia, è ancora senza figli. Questo significa che nel giro di pochi decenni si è passati da una situazione nella quale solo una ridotta minoranza arrivava senza figli all’età di 35 anni, a una nella quale la maggioranza della popolazione maschile rinvia oltre questa soglia anagrafica la prima esperienza di paternità – dichiara Alessandro Palmieri, Presidente SIA e Professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli”.

Un ritardo che può essere imputato a vari motivi di ordine culturale, economico e biologico, ma anche dall’allungamento della vita che nella donna non influenza, invece, la possibilità riproduttiva rimasta ferma intorno ai 50 anni. “Tutto questo concorre nel rendere gli uomini più propensi a un rinvio della paternità, toccando anche estremi che arrivano a superare addirittura i 45-50 anni, per cui saranno padri-nonni prima che il figlio diventi maggiorenne – sottolinea Palmieri-. La nostra società sta assegnando alla riproduzione un ruolo tardivo dimenticando che la fertilità, sia maschile che femminile, ha il suo picco massimo tra i 20 e i 30 anni e che la potenzialità fecondante del maschio è in netto declino – precisa Palmieri -. Oggi con le difficoltà economiche, tutti si trovano costretti a ritardare e aspettare di sistemarsi prima di fare figli. Con l’avanzare dell’età però la fertilità diminuisce perché anche gli spermatozoi ‘invecchiano’ e bisogna insegnare alle giovani generazioni l’importanza di una fertilità sana al momento giusto che va preservata fin da giovani”.

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