Oltre il management: perché i direttori generali della sanità hanno un ruolo sempre più politico

Negli ultimi anni, e soprattutto dopo il Covid, è cambiato il rapporto tra cittadini e istituzioni. I bisogni si sono evoluti, la politica deve interpretarli e il management pubblico trasformarli in servizi. In questo scenario si inserisce una ricerca della SDA Bocconi (Network DASP), che mette in luce come il ruolo dei direttori generali della sanità stia cambiando profondamente.

Il dibattito tra politica e dirigenza

Da tempo il dibattito sul rapporto tra politica e dirigenza si concentra sulle modalità di nomina, tra spoils system e meritocrazia. Negli ultimi vent’anni, le riforme hanno reso più rigidi i criteri di accesso, con albi nazionali e regionali. Eppure, la durata media degli incarichi resta breve (circa 3,5 anni) e le carriere rimangono fortemente locali. Segno che il nodo non è solo “chi viene scelto”, ma come si costruisce il rapporto tra politica e management.

Secondo i direttori generali intervistati, è cambiato innanzitutto il contesto. I tradizionali equilibri politici sono più fragili e meno lineari: anche tra istituzioni dello stesso orientamento non sempre c’è sintonia. Questo rende più difficile sostenere decisioni tecniche ma impopolari, come la riorganizzazione o chiusura di alcuni servizi.

A pesare è anche l’effetto della pandemia: il Covid ha riportato la sanità al centro del dibattito pubblico, aumentando l’attenzione politica su un tema che per anni era stato dominato da logiche tecniche. Oggi la sanità è, a tutti gli effetti, un terreno politico.

Come cambia il ruolo dei direttori generali

In questo contesto, il ruolo dei direttori generali cambia su tre fronti. Primo: non basta gestire, bisogna anche costruire consenso attorno alle scelte, dialogando con territorio e stakeholder. Secondo: servono relazioni solide, sia verticali (tra livelli istituzionali) sia orizzontali (tra territori e aziende). Terzo: con risorse limitate e bisogni crescenti, diventano fondamentali strutture capaci di produrre dati e analisi credibili, utili anche alla politica per assumersi responsabilità.

Non significa che i direttori generali debbano “fare politica”, ma che oggi non possono più ignorarla. Guidare la sanità pubblica richiede una visione più ampia, dove competenze manageriali e consapevolezza istituzionale vanno di pari passo.

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