Sesso, aumentano le infezioni invisibili: è boom di clamidia e gonorrea

Non sempre provocano sintomi riconoscibili, ma possono essere trasmesse ad altri e, se non diagnosticate, causare complicanze anche importanti. Le infezioni sessualmente trasmesse (IST) rappresentano una questione di salute pubblica sempre più rilevante in Italia. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, pubblicati nell’estate 2026 e riferiti al 2024, le segnalazioni raccolte dai centri clinici sentinella sono state 7.797, il 12% in più rispetto al 2023. L’incremento più significativo riguarda la clamidia, cresciuta del 41,5% in un solo anno. Anche la sifilide primaria e secondaria registra un aumento, pari al 16%, mentre le segnalazioni di gonorrea sono aumentate dell’84% tra il 2021 e il 2024.

Il quadro sarà al centro del XII Congresso nazionale della Società interdisciplinare per lo studio delle malattie sessualmente trasmesse (SIMaST), in programma il 6 e 7 novembre a Cagliari. Il titolo dell’appuntamento, Breaking Barriers: oltre la diagnosi per una cura integrata delle infezioni a trasmissione sessuale, richiama uno dei problemi principali: molte persone arrivano ai controlli tardi, perché non riconoscono i segnali dell’infezione, non percepiscono il rischio o incontrano ostacoli nell’accesso ai servizi.

Clamidia e gonorrea: perché sono difficili da riconoscere

Tra le infezioni batteriche più diffuse, la clamidia è particolarmente insidiosa perché può decorrere senza sintomi o provocare disturbi lievi e facilmente confondibili con altre condizioni. Nelle donne, un’infezione non trattata può risalire verso l’apparato genitale superiore e causare una malattia infiammatoria pelvica. Le conseguenze possono comprendere dolore pelvico cronico, difficoltà a concepire e un aumento del rischio di gravidanza extrauterina. Anche negli uomini l’infezione può essere asintomatica; quando si manifesta, può provocare bruciore durante la minzione o secrezioni uretrali.

La gonorrea, causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, può interessare uretra, cervice uterina, retto e faringe. I sintomi, quando presenti, includono secrezioni genitali, dolore o bruciore durante la minzione e, nelle donne, sanguinamenti al di fuori del ciclo o dolore pelvico. Le infezioni localizzate in gola o nel retto possono invece non dare segnali evidenti. Se non trattata, la gonorrea può provocare complicanze a carico dell’apparato riproduttivo e, in alcuni casi, diffondersi attraverso il sangue. A rendere più complessa la gestione è inoltre la crescente resistenza del batterio agli antibiotici, un fenomeno che riduce le opzioni terapeutiche e rende importante seguire le indicazioni cliniche e microbiologiche.

Anche la sifilide richiede attenzione: può attraversare diverse fasi, con manifestazioni che cambiano nel tempo e possono scomparire temporaneamente senza che l’infezione sia stata eliminata. Se contratta durante la gravidanza, può essere trasmessa al feto e provocare conseguenze molto gravi. «Non possiamo limitarci ad aspettare che compaiano i sintomi», sottolinea Luca Bello, presidente nazionale SIMaST e ginecologo presso il Centro multidisciplinare per la salute sessuale della ASL Città di Torino. Per lo specialista è necessario facilitare l’accesso ai test e superare imbarazzo, disinformazione e barriere economiche e culturali.

I giovani sono più esposti, ma la prevenzione non ha età

I dati epidemiologici evidenziano una particolare vulnerabilità delle fasce più giovani. Tra le persone sottoposte a test, la prevalenza della clamidia raggiunge l’8,3% nella fascia tra i 15 e i 24 anni, contro il 2,7% rilevato tra gli over 24. Nel periodo 2021-2024, inoltre, le segnalazioni di clamidia sono aumentate complessivamente del 72%, mentre quelle di gonorrea risultano quintuplicate rispetto al 2010.

Questi numeri non devono però far pensare che le IST riguardino esclusivamente adolescenti e giovani adulti. La prevenzione è importante in ogni fase della vita, anche dopo i 65 anni, quando la salute sessuale rischia di essere trascurata o considerata erroneamente fuori dall’ambito dei controlli sanitari. Una nuova relazione, rapporti non protetti o una scarsa consapevolezza dei fattori di rischio possono esporre al contagio anche le persone più mature.

«Le infezioni sessualmente trasmesse non riguardano esclusivamente adolescenti e giovani», ricorda Laura Atzori, presidente del congresso, professoressa associata dell’Università di Cagliari e direttrice della Dermatologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari. Secondo la specialista, occorre superare i tabù anche nella comunicazione tra medico e paziente, porre le domande appropriate e proporre, quando indicato, test per HIV, sifilide e altre infezioni. Un approccio che richiede attenzione clinica, ma anche servizi facilmente accessibili e percorsi di prevenzione senza pregiudizi.

HPV e HIV: il quadro comprende anche le infezioni virali

L’attenzione non deve concentrarsi soltanto su clamidia, gonorrea e sifilide. Nel 2024 i centri sentinella hanno segnalato 2.097 casi di condilomi ano-genitali, manifestazioni dell’infezione da papillomavirus umano (HPV). Alcuni ceppi di HPV sono responsabili di lesioni che possono evolvere in tumori, tra cui quelli della cervice uterina, dell’ano e dell’orofaringe. La vaccinazione rappresenta quindi uno strumento essenziale di prevenzione, insieme all’adesione agli screening oncologici raccomandati.

Un altro elemento che emerge dai dati riguarda l’integrazione dei controlli per HIV: tra le persone con una diagnosi di infezione sessualmente trasmessa, il test per HIV è stato effettuato al momento della diagnosi soltanto nel 63,9% dei casi. La presenza di una IST può infatti rappresentare un’occasione importante per proporre anche altri accertamenti, valutando il profilo di rischio della persona. Per le epatiti B e C sono altrettanto importanti screening e diagnosi precoce; contro l’epatite B è inoltre disponibile la vaccinazione.

Preservativo, test e servizi accessibili: come proteggersi

La prevenzione si fonda su più strumenti. Il preservativo, utilizzato correttamente e con continuità, riduce in modo significativo il rischio di trasmissione di molte infezioni, anche se non garantisce una protezione assoluta contro quelle che possono diffondersi attraverso il contatto con aree cutanee non coperte, come HPV e herpes. In caso di rapporti non protetti, nuovi partner o possibile esposizione, è opportuno rivolgersi al medico o a un centro specializzato per valutare l’esecuzione dei test più appropriati. Non esiste infatti un unico esame valido per tutte le IST: a seconda dell’infezione sospettata e della sede interessata possono essere necessari esami del sangue, delle urine o tamponi specifici.

La diagnosi precoce consente di iniziare tempestivamente le terapie, ridurre il rischio di complicanze e interrompere la catena di trasmissione. Per le infezioni batteriche sono disponibili trattamenti antibiotici, ma è fondamentale evitare l’automedicazione e completare le cure secondo le indicazioni ricevute. In caso di diagnosi, il medico può inoltre raccomandare il coinvolgimento dei partner per consentire loro di effettuare i controlli e, se necessario, il trattamento.

La sfida, sottolineata dagli specialisti riuniti a Cagliari, è rendere questi strumenti realmente accessibili. Rafforzare i servizi territoriali, garantire riservatezza, diffondere informazioni scientificamente corrette e ridurre le barriere economiche e culturali significa favorire diagnosi più tempestive. Perché la salute sessuale non riguarda una specifica fascia d’età né soltanto chi presenta sintomi: è parte integrante della salute complessiva e richiede prevenzione e assistenza lungo tutto l’arco della vita.

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