Sostenibilità, Italia in ritardo sugli obiettivi ONU: Mantova la città più green

Il Rapporto ASviS 2026 fa il punto sul percorso italiano verso l’Agenda 2030, mentre Ecosistema Urbano fotografa le performance ambientali di 106 capoluoghi. Mantova è prima, Napoli ultima e Genova perde 14 posizioni.

Agenda 2030, la sfida riguarda anche la salute

Migliorare la qualità dell’aria, ridurre gli sprechi d’acqua, rendere più efficienti i trasporti e contrastare le disuguaglianze: la sostenibilità passa anche dalle scelte che determinano la qualità della vita quotidiana. È questo il filo che collega il Rapporto ASviS 2026, dedicato ai progressi dell’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, alla nuova classifica Ecosistema Urbano, che misura le prestazioni ambientali dei capoluoghi italiani.

Il Rapporto ASviS, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, viene presentato il 28 ottobre alla Camera dei deputati. Giunto all’undicesima edizione, analizza la distanza del Paese dai traguardi dell’Agenda 2030 e propone indicazioni per accelerare le politiche economiche, sociali e ambientali. Il documento arriva a poco più di quattro anni dalla scadenza fissata dalle Nazioni Unite, in una fase decisiva per le scelte di investimento dei prossimi anni.

Ma cosa significa, concretamente, raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile? Non vuol dire soltanto aumentare l’energia prodotta da fonti rinnovabili o ridurre le emissioni. Significa anche creare città in cui sia possibile spostarsi senza dipendere sempre dall’automobile, respirare aria meno inquinata, accedere a servizi essenziali e vivere in quartieri dotati di verde e spazi pubblici. Tutti fattori che incidono sul benessere individuale e collettivo.

Ecosistema Urbano 2026: Mantova è la città più sostenibile

Una fotografia concreta delle differenze territoriali arriva dalla 33ª edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. L’indagine prende in esame 106 capoluoghi di provincia, nei quali vive quasi un terzo della popolazione italiana, e valuta 20 indicatori relativi a qualità dell’aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

A conquistare il primo posto è Mantova, con un indice di performance ambientale dell’81,29%. Seguono Trento, con il 76,53%, e Bolzano, con il 75,47%. La città lombarda si distingue per la mobilità ciclabile, la presenza di alberi, la raccolta differenziata e il contenimento delle perdite idriche: la differenziata raggiunge l’83%, mentre l’acqua dispersa nelle reti si ferma al 17%.

La classifica prosegue con Cremona al quarto posto, Reggio Emilia al quinto, Bergamo al sesto, Parma al settimo e Pordenone all’ottavo. Al nono posto compare Cosenza, prima città del Mezzogiorno nella top ten, mentre Rimini chiude le prime dieci posizioni. All’estremo opposto si trova Napoli, ultima con un indice del 30,80%.

Il quadro, tuttavia, non si esaurisce nella contrapposizione tra città virtuose e centri in difficoltà. I risultati mostrano quanto le politiche locali possano incidere su aspetti diversi della vita urbana e quanto sia importante intervenire contemporaneamente su più fronti: un buon sistema di trasporto pubblico, per esempio, può contribuire a ridurre la dipendenza dall’auto, ma deve essere accompagnato da interventi sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza degli spostamenti e sull’organizzazione degli spazi pubblici.

Per Genova la nuova graduatoria registra una flessione significativa: il capoluogo ligure perde 14 posizioni e scende dal 40° al 54° posto. Tra le grandi città italiane, Bologna resta la più virtuosa, pur scendendo al dodicesimo posto. Venezia mostra invece uno dei miglioramenti più evidenti, passando dal 47° al 31° posto: si distingue per l’utilizzo del trasporto pubblico e per gli spazi riservati ai pedoni. Anche Firenze avanza, raggiungendo la 17ª posizione, mentre Milano sale al 50° posto e Padova al 33°. Napoli, Catania, Palermo e Reggio Calabria si collocano invece nelle ultime posizioni della graduatoria.

Le città migliorano, ma troppo lentamente

Nonostante alcuni progressi, il bilancio complessivo resta problematico. Secondo Legambiente, l’indice medio di performance ambientale dei 106 capoluoghi raggiunge il 55,72%, rispetto al 53,84% della precedente edizione: un aumento contenuto, che riporta il dato sostanzialmente sui livelli del 2024.

Tra i segnali positivi figurano la crescita della raccolta differenziata, la maggiore frequentazione dei mezzi pubblici e una riduzione media delle perdite idriche. Persistono, però, problemi strutturali legati all’inquinamento atmosferico, al numero di automobili circolanti e al consumo di suolo. Nel quinquennio 2019-2024, secondo i dati richiamati da Legambiente, il consumo di suolo nei capoluoghi è aumentato di 4.726 ettari, nonostante una diminuzione complessiva della popolazione di circa 322mila abitanti.

Questi indicatori raccontano un problema che va oltre il decoro urbano. Il consumo di suolo riduce le superfici naturali capaci di assorbire l’acqua piovana e può aggravare gli effetti delle precipitazioni intense; la scarsità di verde e l’eccesso di superfici impermeabili possono contribuire ad aumentare le temperature nei periodi più caldi. Allo stesso modo, una mobilità ancora troppo dipendente dall’automobile rende più difficile ridurre traffico ed emissioni.

Per questo la sostenibilità delle città richiede una programmazione di lungo periodo, investimenti nelle infrastrutture e servizi pubblici efficienti. Le singole iniziative possono produrre risultati, ma per cambiare il quadro complessivo è necessario che le politiche su trasporti, energia, gestione dell’acqua, rifiuti e pianificazione urbana procedano nella stessa direzione.

Dalle classifiche alle politiche per il benessere

Il Rapporto ASviS 2026 e Ecosistema Urbano osservano la sostenibilità da prospettive differenti ma complementari. Il primo considera il percorso dell’Italia rispetto agli obiettivi globali che comprendono ambiente, salute, istruzione, lavoro e riduzione delle disuguaglianze; il secondo misura più da vicino le prestazioni ambientali delle città. Insieme aiutano a capire perché gli obiettivi internazionali debbano tradursi in interventi concreti sul territorio.

Una città sostenibile non è soltanto quella che ricicla di più o produce energia pulita: è anche quella in cui le persone possono muoversi in sicurezza, trovare spazi verdi, accedere ai servizi e vivere in un ambiente che non comprometta la salute. La qualità dell’aria, la disponibilità di acqua e la possibilità di svolgere attività fisica nella vita quotidiana sono parte integrante della prevenzione e del benessere.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare i progressi, ancora disomogenei, in risultati duraturi. Con la scadenza dell’Agenda 2030 sempre più vicina, le classifiche non servono soltanto a stabilire chi è in testa e chi è in fondo: possono diventare uno strumento per individuare le criticità, misurare i cambiamenti e chiedere alle istituzioni politiche più efficaci. Perché la sostenibilità, oltre a essere un obiettivo ambientale, è una condizione fondamentale per città più sane e una migliore qualità della vita.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli