Una grave malformazione congenita aveva reso necessaria l’asportazione del polmone destro subito dopo la nascita. Anni dopo, una rara complicanza ha compromesso nuovamente il respiro. Al Niguarda di Milano, un intervento su misura con protesi toraciche ha permesso alla ragazza di recuperare una migliore qualità di vita.
Quando respirare diventa difficile
Per anni aveva convissuto con una condizione complessa, riuscendo a condurre una vita relativamente normale. Poi, intorno ai 12 anni, anche le attività quotidiane più semplici sono diventate faticose: salire le scale richiedeva pause, il respiro era sempre più corto e le infezioni respiratorie si ripetevano.
La ragazza era nata con una grave malformazione congenita che interessava il polmone destro. Le difficoltà respiratorie comparse nelle prime ore di vita avevano portato i medici dell’ospedale Niguarda di Milano a intervenire, rimuovendo completamente il polmone per salvarle la vita. La successiva comparsa di nuovi sintomi ha reso necessari ulteriori accertamenti, che hanno individuato una complicanza rara: la sindrome post-pneumonectomia.
La sindrome post-pneumonectomia: cosa succede nel torace
Dopo l’asportazione di un polmone, lo spazio che rimane libero può favorire lo spostamento degli organi del torace. In alcuni casi, il cuore, la trachea e i bronchi cambiano progressivamente posizione, fino a provocare una compressione delle vie aeree. Il risultato può essere un’ostruzione che ostacola il passaggio dell’aria e compromette la respirazione.
È quanto accaduto alla giovane paziente: il polmone sinistro aveva occupato parte dello spazio lasciato libero, mentre lo spostamento delle strutture toraciche aveva deformato e compresso il bronco che porta l’aria al polmone funzionante. Una condizione rara, che può manifestarsi anche a distanza di tempo dall’intervento iniziale.
La letteratura scientifica descrive questa complicanza sia negli adulti sottoposti a pneumonectomia sia, più raramente, nei bambini con un solo polmone funzionante fin dalla nascita. Uno studio pubblicato sul Journal of Pediatric Surgery nel 2022 ha analizzato l’esperienza di un centro pediatrico britannico su 24 bambini trattati con protesi intratoraciche, confermando l’importanza di un approccio multidisciplinare. Gli autori sottolineano tuttavia che sono necessari ulteriori studi per valutare meglio i risultati funzionali nel lungo periodo.
Una protesi adattata alla paziente per liberare le vie aeree
Per affrontare il caso, l’équipe del Niguarda ha studiato una soluzione personalizzata, coinvolgendo specialisti di diverse discipline. L’obiettivo era correggere la posizione degli organi nel torace, ridurre la compressione del bronco e ripristinare condizioni favorevoli al passaggio dell’aria.
Nello spazio lasciato libero dal polmone destro sono state inserite protesi adattate all’anatomia della ragazza. Tra queste, una protesi mammaria, utilizzata per occupare parte della cavità toracica in assenza di dispositivi specificamente progettati per questa rara situazione. Un esempio di come, in casi eccezionali, la chirurgia possa richiedere soluzioni non standardizzate, studiate sulle caratteristiche del singolo paziente.
La complessità dell’intervento ha richiesto il lavoro congiunto di chirurghi pediatrici e toracici, chirurghi plastici, anestesisti e radiologi. La pianificazione multidisciplinare è stata fondamentale per individuare la strategia più adatta e ridurre i rischi legati a una condizione anatomica particolarmente delicata.
L’operazione ha avuto un esito positivo e la ragazza è stata dimessa dopo pochi giorni. I primi segnali di recupero sono arrivati rapidamente: a un mese dall’intervento era nuovamente in grado di salire le scale e aveva persino partecipato al concerto della sua band preferita. Anche i controlli successivi, secondo quanto riferito dall’équipe, hanno mostrato un andamento favorevole.
Il caso rappresenta un risultato importante soprattutto per la rarità della condizione e per la complessità della soluzione adottata. Non si tratta di una tecnica applicabile indistintamente a tutti i pazienti con un solo polmone, ma di un intervento costruito sulle esigenze anatomiche e cliniche di una singola ragazza.

