Liste d’attesa, 4 milioni di visite ed esami fuori tempo: le differenze tra le regioni

Nel 2026 cresce la quota di prestazioni erogate entro le scadenze, ma milioni di cittadini continuano ad aspettare troppo. I dati Agenas mostrano miglioramenti e forti differenze territoriali, mentre alcune visite ed esami restano difficili da ottenere.

Più prestazioni, ma l’attesa resta un problema

Le liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale mostrano segnali di miglioramento, senza che le criticità siano superate. Nei primi nove mesi del 2026 sono state registrate 21,8 milioni di prenotazioni per prime visite specialistiche ed esami diagnostici, contro le 19,7 milioni dello stesso periodo del 2025.

Secondo il monitoraggio di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la quota di prime visite fissate entro i tempi previsti è salita dal 76,9% al 78,6%; per gli esami diagnostici è passata dall’83,3% all’85%. Nonostante i progressi, circa quattro milioni di prestazioni risultano ancora fuori tempo, considerando anche quelle effettuate oltre la scadenza.

Dermatologia e colonscopie tra le prestazioni più in difficoltà

La media nazionale nasconde criticità specifiche. Tra le prestazioni che continuano a registrare ritardi figurano le visite dermatologiche e le colonscopie: in entrambi i casi, circa tre su dieci non rispettano i tempi previsti.

Le conseguenze dipendono dalla situazione clinica, ma aspettare troppo può ritardare l’inquadramento dei sintomi e gli approfondimenti necessari. Per questo è fondamentale garantire appuntamenti coerenti con la priorità assegnata dal medico e con il bisogno di salute del paziente.

Le differenze regionali: la classifica non racconta tutto

Per le prime visite specialistiche, le percentuali più alte di rispetto dei tempi si registrano in Basilicata (99%), Marche (94,7%), Lazio (92,3%) e Veneto (90,5%). In fondo alla graduatoria si trovano Puglia (55,3%), Umbria (62,7%) e Sardegna (64,3%).

Per gli esami diagnostici, tra le regioni con i risultati migliori figurano Veneto, Campania, Basilicata e Marche; le percentuali più basse si registrano in Valle d’Aosta, Umbria e Puglia.

Il confronto richiede però cautela: le regioni differiscono anche per il modo in cui classificano le richieste e attribuiscono le priorità. Le percentuali, quindi, non riflettono esclusivamente la capacità di offrire appuntamenti in tempi brevi.

Il monitoraggio di Agenas riguarda 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici. Per ridurre le attese non basta aumentare il numero delle prestazioni: occorre intervenire sull’organizzazione degli ambulatori, sulla disponibilità di personale e sulla gestione delle priorità cliniche. Il miglioramento del 2026 è un segnale positivo, ma non dimostra che il problema sia risolto. Il risultato decisivo sarà garantire un accesso più equo alle cure, indipendentemente dalla regione di residenza e dalle possibilità economiche.

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