Alzheimer e SLA, la ricerca punta su immagini sempre più dettagliate del cervello

Immagini più dettagliate, analisi delle connessioni nervose e tempi di acquisizione ridotti: alle Molinette di Torino una nuova risonanza magnetica da 3 Tesla apre nuove prospettive per la diagnosi e lo studio delle malattie neurologiche.

Un esame più rapido per osservare meglio il cervello

Studiare il cervello significa indagare un organo complesso, nel quale anche alterazioni molto piccole possono essere importanti per comprendere l’origine di una malattia o seguirne l’evoluzione. È in questo contesto che si inserisce la nuova risonanza magnetica da 3 Tesla inaugurata il 21 ottobre 2026 all’ospedale Molinette di Torino, frutto della collaborazione tra l’Università di Torino e la Città della Salute e della Scienza. L’apparecchiatura, un sistema Philips MR 7700 dal valore di circa 1,6 milioni di euro, sarà utilizzata sia per l’attività clinica sia per la ricerca neuroscientifica.

La tecnologia a 3 Tesla utilizza un campo magnetico più intenso rispetto ai sistemi tradizionali da 1,5 Tesla, consentendo di ottenere immagini ad alta risoluzione e di approfondire alcuni aspetti strutturali e funzionali del cervello. Tra le possibilità offerte ci sono lo studio delle connessioni tra le aree cerebrali e l’analisi della circolazione sanguigna nei tessuti. Il sistema può inoltre ridurre fino al 50% i tempi di alcune acquisizioni: un vantaggio potenziale per i pazienti e per l’organizzazione degli esami, anche se l’effettiva riduzione delle attese dipenderà dal numero di prestazioni e dalle risorse disponibili.

Dall’Alzheimer alla SLA: quali malattie si possono studiare

La nuova apparecchiatura sarà impiegata per approfondire patologie molto diverse tra loro, tra cui Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), sclerosi multipla, epilessia, tumori cerebrali e ictus. L’obiettivo è comprendere meglio le modificazioni del tessuto nervoso, individuare possibili indicatori utili a caratterizzare le malattie e studiare come il cervello cambia nel tempo o risponde alle terapie. La ricerca coinvolgerà persone sane e pazienti, per confrontare il funzionamento cerebrale in condizioni differenti.

Nel caso delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, la risonanza può contribuire a individuare alterazioni strutturali e a escludere o riconoscere altre condizioni che possono spiegare i sintomi. Nella SLA, gli studi di neuroimmagine possono aiutare a comprendere i cambiamenti delle reti nervose; dopo un ictus, invece, le tecniche di imaging sono fondamentali per valutare le lesioni e studiare i processi di recupero. Le informazioni ottenute vanno sempre interpretate nel contesto clinico: nessuna singola immagine permette, da sola, di diagnosticare tutte queste patologie o di prevederne con certezza l’evoluzione.

Il ruolo della ricerca nella diagnosi del futuro

Uno degli obiettivi del progetto è identificare nuovi biomarcatori, cioè indicatori misurabili che possano aiutare a riconoscere le alterazioni biologiche associate a una malattia, seguirne la progressione e valutare la risposta ai trattamenti. Le immagini più dettagliate possono offrire nuove informazioni, ma trasformare i risultati della ricerca in strumenti diagnostici utilizzabili nella pratica quotidiana richiede studi di validazione e verifiche su gruppi di pazienti.

La nuova risonanza sarà integrata nelle attività del Neuroscience Institute of Turin e potrà essere utilizzata anche da gruppi di ricerca esterni e imprese, favorendo la collaborazione tra competenze cliniche, tecnologiche e scientifiche. La sfida, quindi, non riguarda soltanto la potenza di una macchina, ma la capacità di trasformare dati e immagini in conoscenze utili per migliorare la comprensione delle malattie neurologiche e, nel tempo, l’assistenza ai pazienti.

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