Epidemie, l’OMS punta a individuare nuove minacce in 24 ore grazie all’intelligenza artificiale

Entro il 2030 l’obiettivo è rafforzare la capacità dei Paesi di riconoscere e comprendere rapidamente le emergenze sanitarie. Al centro della strategia, analisi digitale delle informazioni, sequenziamento genetico e cooperazione internazionale.

Individuare un focolaio prima che si diffonda

Riconoscere tempestivamente una nuova minaccia infettiva può fare la differenza nella gestione di un’epidemia. Un focolaio individuato nelle prime fasi offre infatti maggiori possibilità di attivare indagini, isolare eventuali catene di trasmissione e organizzare una risposta sanitaria prima che il contagio si estenda. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha presentato una nuova strategia quinquennale per il proprio Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence, con un obiettivo ambizioso: mettere tutti i Paesi nelle condizioni di rilevare e comprendere le minacce sanitarie emergenti entro 24 ore dalla loro comparsa, entro il 2030. Si tratta di un traguardo futuro, che richiede investimenti, infrastrutture adeguate e una collaborazione stabile tra sistemi sanitari e comunità scientifica.

L’intelligenza artificiale analizza migliaia di fonti

Tra gli strumenti su cui punta l’OMS c’è Epidemic Intelligence from Open Sources (EIOS), un sistema che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare in tempo reale migliaia di fonti pubblicamente accessibili, alla ricerca di segnali compatibili con possibili minacce sanitarie. Le informazioni possono provenire da notizie, comunicazioni pubbliche e altre fonti digitali. Gli algoritmi aiutano a individuare e organizzare rapidamente contenuti che potrebbero richiedere verifiche, permettendo agli esperti di concentrarsi sui segnali più rilevanti. Il sistema non formula da solo una diagnosi epidemiologica e non dimostra automaticamente l’esistenza di un focolaio: le segnalazioni devono essere verificate attraverso fonti sanitarie e indagini sul campo. Il valore della tecnologia consiste soprattutto nella capacità di accelerare l’analisi di una quantità di informazioni difficile da esaminare manualmente con la stessa rapidità.

Dalle sequenze genetiche ai modelli di previsione delle epidemie

La sorveglianza digitale è soltanto una componente di una strategia più ampia. L’OMS punta anche a rafforzare il sequenziamento genomico e la bioinformatica, strumenti che consentono di identificare e caratterizzare gli agenti patogeni, studiarne le caratteristiche e seguirne l’evoluzione. La rete internazionale di sorveglianza dei patogeni, insieme ai gruppi di esperti che lavorano su modelli matematici e analisi dei dati, può contribuire a comprendere come si sviluppa una minaccia e quali interventi potrebbero risultare più efficaci. Un altro elemento è l’approccio One Health, che considera le interconnessioni tra salute umana, animale e ambiente. Questa prospettiva è importante perché alcune infezioni emergenti possono avere origine animale e diffondersi in presenza di condizioni ecologiche e sociali favorevoli alla trasmissione.

Dati condivisi, ma anche privacy e fiducia

La capacità di individuare rapidamente un’emergenza dipende non soltanto dalla tecnologia, ma anche dalla qualità dei dati, dalla collaborazione tra Paesi e dalla fiducia delle comunità. Le informazioni devono poter circolare tra le autorità competenti in modo tempestivo e sicuro, nel rispetto delle regole applicabili alla protezione dei dati. Allo stesso tempo, un sistema efficace richiede personale formato, laboratori in grado di confermare i sospetti e strutture sanitarie capaci di intervenire. L’OMS sottolinea che raggiungere l’obiettivo del 2030 richiederà finanziamenti continuativi e partnership solide. Per i cittadini, una sorveglianza più rapida può tradursi in una migliore preparazione alle emergenze, ma non significa che ogni epidemia possa essere prevista o fermata in anticipo. La tecnologia offre nuovi strumenti per riconoscere i segnali; trasformarli in azioni tempestive resta una responsabilità condivisa tra istituzioni, ricercatori e sistemi sanitari.

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