La capitale giapponese ha superato il precedente primato, stabilito nel 2019. A favorire la lunga fase di maltempo sono stati un fronte autunnale persistente, il passaggio di sistemi tropicali e un Pacifico condizionato da El Niño. Pioggia e scarsità di sole iniziano a pesare anche sulla vita quotidiana dei cittadini.
Tokyo ha raggiunto 35 giorni consecutivi con precipitazioni, la sequenza più lunga registrata nella capitale dall’inizio delle osservazioni ufficiali. Il maltempo, iniziato il 27 agosto, ha attraversato praticamente tutto settembre, trasformando il mese in uno dei più piovosi e meno soleggiati nella storia della metropoli asiatica.
Il record supera quello del 2019
Il dato è stato rilevato dalla stazione meteorologica del quartiere di Chiyoda, il principale punto di rilevamento per le statistiche della capitale giapponese. La serie ha superato il precedente record di 33 giornate consecutive stabilito tra giugno e luglio del 2019. Il primato assume un significato particolare anche perché, in Giappone, periodi molto lunghi di precipitazioni sono più frequenti durante la tradizionale stagione delle piogge, che interessa generalmente l’arcipelago tra giugno e luglio. Questa volta, invece, la persistenza del maltempo si è verificata tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Parlare di 35 giorni consecutivi non significa comunque che Tokyo sia rimasta sotto pioggia intensa senza interruzioni per oltre un mese. La statistica comprende infatti anche giornate in cui è caduta una quantità minima di acqua: in una decina di casi sono stati registrati meno di 0,5 millimetri; è soprattutto la continuità del fenomeno a rendere eccezionale la sequenza.
Settembre umidissimo
Alla durata insolita, si aggiunge un dato quantitativo notevole. Alle 9 del mattino del 30 settembre il centro di Tokyo aveva accumulato 692,5 millimetri di precipitazioni dall’inizio del mese, contro una media climatica di settembre pari a circa 224,9 millimetri nel periodo 1991-2020. Il mese si è chiuso con una quantità d’acqua superiore al triplo di quella normalmente attesa. Anche il bilancio annuale risultava particolarmente elevato: al 28 settembre erano stati registrati circa 1.949,5 millimetri dall’inizio dell’anno.
A rendere il quadro ancora più significativo sono stati alcuni episodi di precipitazione molto intensa, legati anche al passaggio di sistemi tropicali. In più occasioni, nell’arco di poche ore o di una singola giornata, sono caduti quantitativi molto elevati, con conseguenze sulla regione del Kanto.
La fascia atmosferica delle piogge autunnali
Alla base della lunga fase di instabilità c’è soprattutto il cosiddetto akisame zensen, il fronte delle piogge autunnali tipico del Giappone. Si tratta di una fascia atmosferica che si forma quando masse d’aria calda e umida provenienti dalle regioni subtropicali incontrano aria più fresca proveniente da nord. Quando questo fronte rimane quasi stazionario, può produrre molti giorni consecutivi di nuvole e precipitazioni.
Quest’anno la struttura è rimasta per lungo tempo sopra o nelle vicinanze dell’arcipelago, continuando a ricevere aria molto umida dal Pacifico. A questa configurazione si è aggiunto il passaggio di diversi cicloni tropicali, che hanno ulteriormente alimentato il sistema e intensificato alcune fasi del maltempo.
Il ruolo di El Niño
Nel quadro meteorologico viene evidenziato il rapporto di causalità con El Niño, il fenomeno caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. El Niño non provoca direttamente una singola giornata di pioggia a Tokyo, ma modifica la circolazione atmosferica su vaste aree del pianeta, influenzando la posizione delle correnti, la distribuzione dell’umidità e la probabilità di determinati eventi meteorologici.
Secondo i dati citati, durante l’estate la temperatura superficiale del mare in una delle zone del Pacifico monitorate dall’Agenzia meteorologica giapponese aveva raggiunto valori molto superiori alla norma. In condizioni simili può aumentare la disponibilità di aria calda e umida capace di alimentare sistemi perturbati e fronti atmosferici.
A Tokyo è mancato soprattutto il sole
Uno degli effetti più evidenti per gli abitanti non è stato soltanto l’ombrello quasi quotidiano, ma la scarsità di luce solare: nel mese di settembre la capitale ha registrato circa 46 ore di sole, pari a meno della metà di quanto normalmente atteso nel periodo. Durante la lunga sequenza di maltempo si sono inoltre verificate numerose giornate senza alcuna insolazione significativa. Pioggia persistente, elevata umidità e cielo coperto hanno inevitabilmente inciso sulla vita quotidiana della città, dagli spostamenti alle attività all’aperto.
Ricaduta economica
La durata delle precipitazioni comincia ad avere un effetto misurabile sull’economia. Secondo informazioni raccolte dalle fonti locali, nell’area metropolitana sarebbero aumentate sensibilmente le richieste di intervento per infiltrazioni d’acqua e problemi ai tetti, una conseguenza prevedibile quando edifici e strutture rimangono esposti per settimane a condizioni molto umide.
Anche l’agricoltura risente della situazione. L’eccesso d’acqua nei terreni, la riduzione delle ore di sole e le difficoltà nelle operazioni di raccolta possono influire sulla produzione di ortaggi. A Tokyo, i prezzi all’ingrosso della lattuga e di alcune altre verdure avrebbero registrato aumenti considerevoli rispetto ai valori abituali del periodo.
Maltempo, corpo e psiche
Un periodo così prolungato di cielo coperto può incidere anche sulla percezione del benessere. Variazioni frequenti della pressione atmosferica, umidità elevata e minore esposizione alla luce naturale vengono associate da molte persone a sintomi come stanchezza, mal di testa o peggioramento dei dolori articolari. È però importante distinguere queste segnalazioni individuali da un rapporto diretto di causa-effetto: condizioni meteorologiche e salute possono interagire attraverso diversi meccanismi, e la risposta varia notevolmente in base all’individuo.

