Anziani fragili, arriva il Piano nazionale 2025-2027: cosa cambia per famiglie e assistenza

Più assistenza a domicilio, servizi di sollievo per chi si prende cura di un familiare, maggiore integrazione tra sanità e servizi sociali e un ruolo più forte dei Punti unici di accesso (Pua). Sono i cardini del nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027, che ha ricevuto l’intesa della Conferenza Unificata il 10 settembre ed è ora nella fase conclusiva prima dell’adozione. Si tratta del primo documento nazionale di programmazione specificamente dedicato all’assistenza degli anziani fragili e non autosufficienti, previsto dalla riforma dell’assistenza agli anziani del 2024.

Anziani non autosufficienti, l’obiettivo è restare a casa

Il Piano punta a rafforzare la possibilità per le persone anziane non autosufficienti di rimanere nel proprio ambiente di vita, attraverso una rete più integrata di interventi sociali, sanitari e sociosanitari. Tra le misure previste rientrano l’assistenza domiciliare, il sostegno nelle attività quotidiane, gli interventi di cura della persona, il supporto psicosociale ed educativo, ma anche adattamenti dell’abitazione, telesoccorso e teleassistenza. L’obiettivo dichiarato è costruire una presa in carico più personalizzata, riducendo la frammentazione dei servizi e il ricorso non necessario all’istituzionalizzazione o all’ospedalizzazione.

Punti unici di accesso: un solo riferimento per orientarsi

Uno dei nodi del nuovo sistema sono i Pua, chiamati a diventare un punto di riferimento per le persone anziane e per chi le assiste. Qui dovrebbe essere possibile orientarsi tra prestazioni sociali, sanitarie e sociosanitarie e avviare una valutazione complessiva dei bisogni. Per il rafforzamento del personale sociale destinato ai Pua sono previsti 50 milioni di euro l’anno per ciascuna annualità del triennio 2025-2027. La logica è superare il percorso frammentato in cui le famiglie devono rivolgersi a servizi diversi senza un coordinamento unico.

Aiuto anche per chi assiste un familiare

Il Piano introduce un’attenzione specifica anche al carico sostenuto dalle famiglie. Tra gli interventi di sollievo rientrano la frequenza di centri diurni e strutture semiresidenziali, il pronto intervento per necessità temporanee, la sostituzione dell’assistente familiare in caso di ferie o malattia e brevi periodi di accoglienza in strutture autorizzate. Il principio è quello di evitare che l’assistenza ricada esclusivamente sul nucleo familiare e di garantire continuità anche quando il caregiver abituale non è temporaneamente disponibile.

Cosa cambia davvero per le famiglie

Il Piano stabilisce un quadro nazionale, ma la sua efficacia concreta dipenderà dalla capacità di Regioni e territori di trasformare gli indirizzi in servizi effettivamente accessibili. Dopo l’intesa del 10 settembre, il percorso prevede l’adozione definitiva e la successiva programmazione regionale. Proprio l’attuazione territoriale sarà quindi decisiva per capire quanto le nuove misure riusciranno a ridurre le differenze nell’accesso all’assistenza. Nel frattempo, il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, adottato con Dpcm del 20 aprile 2026, ha già previsto complessivamente 3 miliardi di euro per il relativo Fondo nel triennio.

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