Italia, la mappa delle aree contaminate: cosa possono rischiare cibo e la nostra salute

Quando si parla di contaminazione ambientale in Italia, la Terra dei Fuochi è il caso più conosciuto, ma non è l’unico territorio interessato da problematiche legate a suoli, acque e sedimenti contaminati. Il Paese conta infatti numerosi siti sottoposti a procedure di bonifica, tra cui i Siti di Interesse Nazionale (SIN), aree nelle quali l’inquinamento può essere legato a decenni di attività industriali, estrattive, smaltimento di rifiuti o presenza di sostanze pericolose. Il Ministero dell’Ambiente ha individuato 42 SIN, che complessivamente interessano circa 170mila ettari di territorio terrestre e circa 77mila ettari di aree marine.

Dalla Terra dei Fuochi ai grandi siti industriali

La mappa delle aree contaminate attraversa diverse regioni italiane e comprende territori profondamente diversi tra loro. Tra i casi più noti ci sono Porto Marghera, Brescia-Caffaro, Taranto, Piombino, Gela, Augusta-Priolo, Bagnoli, Casale Monferrato e Sulcis, oltre alla Terra dei Fuochi. Le contaminazioni possono riguardare suolo, sottosuolo, falde acquifere e sedimenti e derivare da sostanze differenti, dai metalli pesanti agli idrocarburi, fino ad amianto e composti organici persistenti. Il quadro, quindi, non è quello di un’unica emergenza nazionale, ma di una serie di situazioni ambientali che devono essere valutate caso per caso.

La stessa Terra dei Fuochi, che comprende oggi 90 Comuni tra le province di Napoli e Caserta, è oggetto da anni di attività di monitoraggio e bonifica. Secondo i dati ISPRA aggiornati al 31 dicembre 2023, nell’area risultavano 1.964 procedimenti di bonifica di competenza regionale: 1.774 ancora in corso e 190 conclusi. Dei procedimenti in corso, la maggior parte era ancora nella fase di accertamento analitico; 61 risultavano classificati come contaminati.

Cosa può arrivare nel piatto

Uno dei nodi più delicati riguarda il possibile passaggio degli inquinanti dall’ambiente alla catena alimentare. La contaminazione del terreno o delle acque non significa automaticamente che gli alimenti prodotti in quell’area siano pericolosi: il rischio deve essere valutato attraverso campionamenti, analisi e confronto con i limiti previsti dalla normativa. Proprio per questo, nella Terra dei Fuochi sono state realizzate specifiche attività di mappatura e controllo dei terreni agricoli e delle produzioni agroalimentari.

Il Ministero della Salute effettua inoltre controlli nazionali sui contaminanti di origine ambientale e industriale presenti negli alimenti. Tra le sostanze monitorate ci sono piombo, cadmio, mercurio e arsenico, contaminanti che possono essere presenti nell’ambiente e arrivare agli alimenti attraverso acqua, suolo o processi produttivi. L’EFSA sottolinea che l’esposizione può avvenire anche attraverso il consumo di alimenti contaminati e che l’accumulo di alcuni metalli nell’organismo può determinare effetti nocivi nel tempo.

Metalli pesanti e salute del cervello: perché l’esposizione preoccupa

Il collegamento tra contaminazione ambientale e salute neurologica richiede particolare cautela, ma esistono basi scientifiche consolidate per considerare alcuni contaminanti un possibile fattore di rischio. Il piombo, per esempio, è un neurotossico particolarmente rilevante durante lo sviluppo: secondo ISSalute, l’esposizione può interferire con il sistema nervoso centrale e, nei bambini, anche livelli relativamente bassi possono compromettere sviluppo cognitivo, memoria e capacità intellettive. Per la popolazione generale, la dieta rappresenta una delle principali vie di esposizione al piombo.

Anche gli studi epidemiologici condotti nei siti contaminati italiani hanno rilevato segnali che meritano attenzione. Il progetto SENTIERI, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato nel tempo la mortalità e altri indicatori di salute nelle popolazioni residenti nei territori esposti a rischio ambientale. In alcuni siti contaminati da piombo, mercurio e solventi organoclorurati sono stati osservati incrementi di mortalità per malattie neurologiche; gli stessi ricercatori hanno però sottolineato la necessità di interpretare questi risultati considerando le caratteristiche specifiche di ciascun territorio e le molteplici possibili cause.

Il rischio non è solo quello che si vede

La contaminazione ambientale è quindi un problema che può coinvolgere contemporaneamente ambiente, alimentazione e salute, secondo un approccio sempre più vicino al modello One Health. A questo si aggiungono fenomeni emergenti che richiedono ulteriori ricerche: un recente rapporto dell’ISS ha analizzato, per esempio, la presenza in Italia della BMAA, una neurotossina prodotta da alcuni microrganismi acquatici, rilevata in specifici contesti ambientali e capace di bioaccumularsi nella fauna ittica. Gli autori sottolineano la necessità di rafforzare monitoraggio e ricerca, senza trasformare queste evidenze in una relazione causale già dimostrata con le malattie neurodegenerative.

Per questo la questione delle aree contaminate non si esaurisce nella sola bonifica del terreno. Servono monitoraggio ambientale, controllo della filiera alimentare, sorveglianza epidemiologica e valutazione dell’esposizione della popolazione. E soprattutto occorre distinguere tra un’area sottoposta a procedimento di bonifica, un sito potenzialmente contaminato e un territorio nel quale sia stato effettivamente documentato un rischio per la salute: sono condizioni diverse, che non possono essere sovrapposte senza un’analisi scientifica specifica.

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