La chirurgia della mano rientra nell’ambito della chirurgia ortopedica, ma si caratterizza per una preparazione ulteriormente specifica, necessaria per affrontare la particolare complessità anatomica e funzionale di questa parte del corpo.
A spiegare cosa distingue la chirurgia della mano dalla chirurgia ortopedica generale è il Prof. Mario Igor Rossello, chirurgo della mano, che sottolinea l’importanza di un percorso formativo dedicato e della padronanza delle tecniche utilizzate.
Qual è la differenza tra chirurgo ortopedico e chirurgo della mano?
«La differenza è sostanziale. Chi si dedica alla chirurgia della mano fa un percorso che prevede una capacità specifica di rapportarsi con tutti i tessuti del corpo umano: ossa, pelle, vasi, nervi, ecc.
Il chirurgo della mano deve saper usare il microscopio, deve saper fare microchirurgia, deve sapere fare un lembo cutaneo con varie modalità di esecuzione e quant’altro. Deve sapere, ovviamente, sintetizzare una frattura, ma non solo: deve anche sapere quali tecniche sono più idonee per permettere quello che è lo scopo ideale, che è la mobilizzazione precoce. Quindi c’è una serie di modalità e tecniche operative che normalmente non sono così diffuse nel mondo dell’ortopedia, tanto meno tutto quello che è la microchirurgia.»
Esiste un percorso formativo specifico?
«Il percorso in Italia, purtroppo, da qualche anno è un po’ difficile, perché chi fa chirurgia della mano un tempo aveva una specialità dedicata che poi è stata soppressa, per non più sostituirla con nessuna.
Va da sé pensare che, se l’ortopedico è eccellente nel sintetizzare una frattura di femore o nell’inserire una protesi d’anca, potrebbe avere qualche difficoltà a sintetizzare piccole ossa di qualche centimetro di dimensione, articolazioni millimetriche con delle tolleranze centesimali. La preparazione deve assolutamente avere un percorso diverso.»

