Un semplice esame del sangue potrebbe rendere più semplice e accessibile l’identificazione dell’Alzheimer, anche in persone relativamente giovani. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha autorizzato l’utilizzo di PrecivityAD2, un test sviluppato da C2N Diagnostics sulla base di tecnologie della Washington University School of Medicine, negli adulti dai 40 anni con sintomi o segni di deterioramento cognitivo.
PrecivityAD2 analizza nel sangue alcuni biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer, aiutando a individuare la presenza di patologia amiloide nel cervello. Il risultato può fornire ai medici un elemento aggiuntivo per orientare il percorso diagnostico.
Alzheimer, perché la diagnosi a 40 anni è importante
L’autorizzazione rappresenta una novità soprattutto per le persone con Alzheimer a esordio precoce, che possono sviluppare sintomi prima dei 65 anni. La patologia può infatti iniziare a svilupparsi molti anni prima della comparsa dei disturbi cognitivi evidenti.
Poter disporre di uno strumento meno invasivo può quindi contribuire ad abbreviare il percorso necessario per arrivare a una diagnosi, soprattutto nei casi in cui i sintomi compaiono in età più giovane.
Un’alternativa meno invasiva agli esami tradizionali
Un punto importante è che PrecivityAD2 non è pensato come esame di screening per la popolazione generale e non permette, da solo, di formulare una diagnosi definitiva. È destinato ad adulti dai 40 anni che presentano segni o sintomi di deterioramento cognitivo e deve essere utilizzato insieme alla valutazione clinica.
La diagnosi continua infatti a basarsi sull’insieme di storia clinica, valutazioni cognitive e funzionali, esami neurologici e, quando necessario, imaging cerebrale o analisi del liquido cerebrospinale.
Uno dei principali vantaggi dei biomarcatori ematici è la semplicità del prelievo, rispetto a procedure più complesse come la PET amiloide o l’analisi del liquido cerebrospinale. L’obiettivo è rendere progressivamente più accessibile l’identificazione della patologia e favorire una diagnosi più tempestiva.
La diagnosi precoce può cambiare il percorso di cura
L’arrivo di test ematici sempre più accurati rappresenta un passo importante nella ricerca sull’Alzheimer. Una diagnosi più tempestiva può infatti aiutare medici e pazienti a programmare meglio il percorso assistenziale e, nei casi appropriati, a valutare le possibilità terapeutiche disponibili.
Il nuovo test non significa quindi poter diagnosticare l’Alzheimer con un semplice prelievo in qualsiasi persona, ma rappresenta un ulteriore strumento per rendere la diagnosi più rapida, accessibile e precisa, soprattutto nei pazienti che presentano già sintomi cognitivi.

