Intervista alla Dr.ssa Iolanda Iannella, Ginecologa SYNLAB SDN Napoli,e membro del comitato scientifico SYNLAB Lei.
La salute sessuale è una componente essenziale del benessere femminile, ma le Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) sono ancora spesso sottovalutate. Questo accade anche perché molte di esse possono essere asintomatiche, pur avendo, alcune volte, conseguenze rilevanti sulla salute ginecologica, riproduttiva e sulla qualità della vita.
I dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano un aumento significativo delle IST: nel 2023 si sono registrati picchi del +83% per la gonorrea, +25% per la sifilide e +21% per la clamidia (ISS, Epicentro, AOGOI). Particolarmente colpiti sono i giovani: ad esempio, tra gli under 25 la prevalenza della clamidia raggiunge il 7%, contro appena l’1% negli over 40.
Per fare chiarezza e promuovere maggiore consapevolezza e prevenzione, abbiamo chiesto a una ginecologa di aiutarci a leggere il fenomeno dal punto di vista femminile, partendo dalle domande più rilevanti.
Quali sono le Infezioni Sessualmente Trasmesse più comuni nelle donne e perché alcune risultano spesso asintomatiche, soprattutto nelle fasi iniziali?
“Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità le infezioni più frequenti sono:
• Clamidia: è l’infezione batterica più diffusa tra le giovani donne (under 25).
• Papillomavirus (HPV): la maggior parte delle donne sessualmente attive vi entra in contatto almeno una volta nella vita.
• Trichomoniasi: un’infezione parassitaria molto comune che può causare vaginiti.
• Gonorrea: in forte aumento, spesso associata alla clamidia.
• Herpes Genitale (HSV): caratterizzata da recidive periodiche.
È importante notare che circa il 70-80% delle donne con clamidia e il 50% con gonorrea non presenta sintomi evidenti nelle fasi iniziali e le cause possono essere molteplici, legate a una sintomatologia aspecifica o a specifiche condizioni immunitarie. Inoltre, spesso la quantità di microorganismi è inizialmente bassa ed esiste un periodo di latenza abbastanza prolungato”.
In che modo le IST possono influire sulla salute ginecologica e riproduttiva femminile nel lungo periodo, ad esempio su fertilità e gravidanza?
“Le IST non trattate possono determinare esiti permanenti e compromissioni funzionali per l’apparato riproduttivo femminile, proprio perché la loro natura spesso asintomatica ne permette la progressione per mesi o anni.
L’impatto più grave è causato da batteri come Clamidia e Gonorrea che, risalendo dalla cervice, possono coinvolgere nell’infezione utero, tube e ovaie, causando processi infiammatori acuti e cronici (salpingiti, ascessi tubo-ovarici, PID) e conseguente infertilità. Infine, l’infezione persistente da ceppi oncogeni ad alto rischio del virus HPV è la causa principale del cancro alla cervice uterina”.
Quali strumenti di prevenzione si rivelano più efficaci per le donne?
“La prevenzione per le donne si basa su una combinazione tra barriere fisiche, protezione biologica e monitoraggio clinico. Quindi: profilattico, vaccinazione anti HPV, lo strumento più potente per la prevenzione del tumore della cervice uterina e dei condilomi, e prevenzione clinica con Pap test, HPV test, e con l’esecuzione periodica di test per Clamidia e Gonorrea, anche in assenza di sintomi. Il test HIV e Sifilide è indicato in caso di rapporti a rischio”.
Quanto conta lo screening regolare per le IST nella routine ginecologica e ogni quanto tempo sarebbe consigliato farlo?
“Lo screening è fondamentale per la salute riproduttiva femminile e varia per età e stile di vita. Le donne sessualmente attive, soprattutto under 25, dovrebbero testarsi ogni anno per clamidia e gonorrea. Dopo rapporti a rischio o con un nuovo partner, è importante fare i test (rispettando i periodi finestra) e sottoporsi a uno screening completo, prima di sospendere il preservativo.
In caso di gravidanza pianificata, sono essenziali i test per HIV, sifilide ed epatite. Pap test e HPV test vanno eseguiti circa ogni 3 anni, con frequenza variabile in base ai risultati”.
Come si può parlare di salute sessuale e IST senza stigma, incoraggiando le donne a prendersi cura di sé?
“Dobbiamo smettere di trattare le infezioni sessuali come una ‘colpa’ o il risultato di un comportamento sbagliato, e iniziare a vederle per ciò che sono, ovvero un evento clinico possibile nella vita di una donna sessualmente attiva.
Le IST non definiscono la moralità o il valore di una donna e parlarne apertamente durante i controlli medici, o con il partner, deve diventare naturale quanto parlare di alimentazione o sport”.


