Stringere o digrignare i denti durante la notte è un disturbo molto più diffuso di quanto si possa pensare. Il bruxismo, infatti, non interessa soltanto la bocca e l’articolazione della mandibola, ma può avere ripercussioni anche sul collo, sulle spalle e persino sulla testa, influenzando il benessere generale della persona. Per affrontarlo in modo efficace è spesso necessario un approccio multidisciplinare, in cui lo gnatologo e l’osteopata lavorano in sinergia. Ne abbiamo parlato con il Dott. Stefano Buffoni, fisioterapista e osteopata.
Quali sono le conseguenze del bruxismo nel resto del corpo?
Sebbene venga spesso associato esclusivamente ai denti, il bruxismo è una condizione che merita un’attenzione più ampia. Comprendere come si manifesta e quali effetti può avere è il primo passo per riconoscerlo e rivolgersi agli specialisti più indicati.
“Il bruxismo è una condizione molto comune, soprattutto durante le ore notturne. Può essere legato a fattori occlusali, quindi a problematiche del morso, oppure a fattori connessi allo stress. Le conseguenze più frequenti sono dolori e tensioni a livello del collo, che possono irradiarsi fino alle spalle, accompagnati da una sensazione di rigidità. In alcuni casi il dolore può estendersi anche verso la testa, coinvolgendo parte del viso e del capo”.
Quando i sintomi si presentano con continuità, è importante non sottovalutarli e valutare il problema con un professionista, così da individuare il percorso terapeutico più adatto al singolo caso.
In che modo l’osteopatia può integrarsi al lavoro dello gnatologo?
La gestione del bruxismo richiede spesso il contributo di figure professionali con competenze differenti. L’integrazione tra trattamenti rappresenta un aspetto fondamentale per costruire un percorso mirato e coordinato.
“Il lavoro dell’osteopata si integra con quello dello gnatologo attraverso tecniche di manipolazione muscolare e vertebrale, finalizzate a ridurre le tensioni generate dalla contrattura della muscolatura mandibolare. Il trattamento si concentra sul collo, sulla muscolatura masticatoria e sulle fasce che si estendono verso la testa. Naturalmente questo percorso deve essere sempre affiancato a quello dello specialista gnatologo, che può valutare l’utilizzo di un bite per contribuire a ridurre le tensioni che si sviluppano durante la notte”.
La collaborazione tra professionisti consente di inserire ogni intervento all’interno di una strategia condivisa, con l’obiettivo di offrire al paziente una presa in carico completa.

