Il nuovo rapporto CREA fotografa un sistema ancora molto disomogeneo
La sanità italiana continua a viaggiare a velocità diverse. È quanto emerge dal rapporto CREA Sanità 2026 sulle “opportunità di tutela della salute”, che evidenzia profonde differenze tra le Regioni nella qualità dell’assistenza, nella prevenzione, nell’organizzazione dei servizi e nella presa in carico dei pazienti.
In cima alla classifica si conferma il Veneto, seguito dalla Provincia autonoma di Trento. All’estremo opposto resta la Calabria. Il dato, però, racconta anche un’altra realtà: nessuna Regione si avvicina davvero a un sistema sanitario ideale. Il Veneto, infatti, raggiunge appena il 64% della performance teorica massima, mentre la Calabria si ferma al 36%.
Le Regioni più virtuose e quelle in maggiore difficoltà
Alle spalle di Veneto e Trento si collocano Toscana, Friuli Venezia Giulia, Marche e Provincia autonoma di Bolzano, tutte con risultati superiori alla media grazie a una buona organizzazione e a servizi consolidati.
Nella fascia intermedia trovano posto Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria. Più in basso, invece, figurano Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria, che continuano a scontare criticità legate all’organizzazione, alla carenza di personale, ai servizi territoriali e alla mobilità sanitaria.
Non bastano gli ospedali: pesa sempre di più l’assistenza sul territorio
Secondo CREA, i fattori che incidono maggiormente sulla classifica sono gli esiti delle cure e l’appropriatezza degli interventi, che rappresentano oltre il 60% della valutazione complessiva. Cresce anche l’importanza della sostenibilità economica, mentre innovazione ed equità hanno ancora un peso limitato.
Tra il 2019 e il 2025 si registra un miglioramento medio dell’indice nazionale, passato dal 43,4% al 46,1%. Un progresso reale, ma ancora troppo lento per ridurre in modo significativo il divario tra Nord e Sud.
I cittadini percepiscono pochi miglioramenti
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la distanza tra dati e percezione. Solo una quota limitata di cittadini dichiara di aver visto un miglioramento dei servizi sanitari e, spesso, le Regioni più performanti non sono quelle in cui il cambiamento viene avvertito maggiormente.
Per le persone conta soprattutto l’esperienza quotidiana: riuscire a prenotare una visita in tempi ragionevoli, trovare il medico di riferimento, ricevere assistenza dopo le dimissioni o avere un supporto adeguato per familiari anziani e non autosufficienti.
La vera sfida è rafforzare la sanità territoriale
Il rapporto evidenzia come le maggiori criticità riguardino ancora l’assistenza domiciliare, la non autosufficienza e la presa in carico delle persone più fragili. Se gli ospedali continuano a rappresentare un punto di forza del sistema italiano, è sul territorio che resta il ritardo più evidente.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare i miglioramenti registrati dagli indicatori in benefici concreti percepiti dai cittadini. Perché, se il diritto alla salute è uguale per tutti sulla carta, nella vita quotidiana continua a dipendere in larga parte dalla Regione in cui si vive.

