Il tema dell’evasione fiscale torna al centro del dibattito pubblico e, tra le categorie professionali maggiormente osservate, figurano anche i medici. A riaccendere la discussione è stata una recente analisi della giornalista Milena Gabanelli, pubblicata sui canali social di Dataroom, che ha evidenziato alcune anomalie emerse dalle dichiarazioni fiscali di diverse attività professionali e commerciali.
Evasione fiscale e sanità, i numeri
Secondo i dati citati, circa il 25% degli studi medici risulterebbe al di sotto delle soglie reddituali considerate coerenti con l’attività svolta. Un dato che si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge anche altre categorie professionali, come farmacisti, dentisti, notai, ristoratori e commercianti.
L’attenzione si concentra soprattutto sugli strumenti utilizzati dall’Amministrazione finanziaria per individuare possibili situazioni di irregolarità. Nel corso del suo intervento, Gabanelli ha ricordato come il governo abbia più volte dichiarato di voler contrastare “l’evasione vera” e non quella presunta. Un principio che, sul piano teorico, trova ampio consenso, ma che secondo diversi esperti presenta alcune criticità operative.
Per individuare fenomeni di evasione fiscale, infatti, il sistema si basa necessariamente su indicatori e parametri che consentono di rilevare possibili incongruenze tra il volume d’affari atteso e quello dichiarato. Tra questi figurano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), strumenti che valutano la coerenza economica di un’attività professionale considerando diversi fattori, come la localizzazione geografica, gli investimenti effettuati, la struttura dello studio e gli anni di attività.
Il caso degli studi medici
Nel caso di uno studio medico, ad esempio, un reddito dichiarato significativamente inferiore rispetto a quello normalmente associato a una determinata realtà professionale può generare una richiesta di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non si tratta di una prova di evasione, ma di un elemento che merita approfondimento.
Un altro strumento richiamato dalla giornalista sono le cosiddette lettere di compliance, introdotte nel 2015. Queste comunicazioni segnalano ai contribuenti eventuali anomalie riscontrate nei dati fiscali, invitandoli a verificare la propria posizione e, se necessario, a correggere spontaneamente eventuali errori. Secondo l’Agenzia delle Entrate, tale sistema ha contribuito negli anni a favorire l’emersione di basi imponibili non dichiarate e a incrementare il recupero di gettito.
Nel dibattito resta però aperta la questione dell’efficacia delle politiche fiscali future. Secondo numerosi osservatori, il ricorso a misure di sanatoria e condoni potrebbe ridurre la capacità dello Stato di recuperare risorse derivanti dall’evasione fiscale. Un tema che interessa da vicino anche il settore sanitario, dove la maggioranza dei professionisti opera nel pieno rispetto delle regole, ma dove la trasparenza fiscale rappresenta un elemento fondamentale per mantenere il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni.

