Assicurazioni sanitarie, boom di polizze: ma cosa coprono davvero e quanto costano?

Sempre più italiani scelgono di affidarsi a un’assicurazione sanitaria. In dieci anni il numero di persone coperte è praticamente raddoppiato: oggi si parla di 21,6 milioni di cittadini contro gli 11 milioni del 2015. Un dato che comprende anche i familiari inclusi nelle coperture e che fotografa un fenomeno in costante crescita.

La domanda, però, è inevitabile: avere una polizza significa davvero mettersi al riparo dai problemi del Servizio sanitario nazionale? E soprattutto: se uno degli obiettivi principali è evitare liste d’attesa infinite, perché queste continuano a rappresentare una delle emergenze più evidenti del sistema sanitario?

La carenza di personale sanitario pesa, ma da sola non basta a spiegare tutto. Negli ultimi anni, infatti, il numero di assunzioni nel Servizio sanitario nazionale è aumentato in modo significativo. Nel frattempo, però, cresce un sistema parallelo che si sviluppa proprio sulle difficoltà del pubblico: un modello che spesso lascia al Ssn i pazienti più complessi e le cure più costose.

Chi ha una polizza e quanto spende

La maggior parte delle assicurazioni sanitarie non introduce servizi aggiuntivi, ma permette soprattutto di ottenere visite ed esami già previsti dal sistema pubblico in tempi più rapidi. Solo una parte minore riguarda prestazioni escluse dal Ssn, come molte cure odontoiatriche.

Gli assicurati si dividono in tre grandi categorie. Il gruppo più numeroso comprende oltre 13 milioni di persone coperte da fondi sanitari collegati a contratti collettivi o categorie professionali. Seguono quasi 4 milioni di lavoratori con polizze aziendali e infine circa 4,6 milioni di cittadini che hanno scelto coperture individuali. Cambiano anche i costi: le polizze legate al lavoro restano relativamente contenute, mentre quelle private possono diventare molto più onerose, soprattutto con coperture elevate.

Cosa coprono davvero

Dietro i costi più bassi, però, si nascondono diversi limiti. In molti casi, per non anticipare le spese, bisogna rivolgersi esclusivamente a strutture convenzionate. Inoltre, resta frequente la presenza di franchigie, quote a carico del paziente e limiti annuali di rimborso. E c’è un altro elemento da non sottovalutare: con l’avanzare dell’età il premio può aumentare sensibilmente.

Anche per ricoveri e interventi non sempre la copertura è totale. Alcune polizze rimborsano solo una percentuale della spesa e fissano tetti massimi oltre i quali l’assicurazione smette di intervenire. In pratica, il paziente potrebbe trovarsi costretto ad anticipare cifre molto elevate, con il rischio di dover sostenere comunque una parte importante dei costi.

Particolarmente delicato il tema delle cure più impegnative, come quelle oncologiche: in diversi casi i massimali previsti risultano limitati rispetto ai costi reali delle terapie. Un aspetto che evidenzia come l’assicurazione sanitaria possa rappresentare un supporto, ma non sempre una garanzia totale.

Insomma, il mercato cresce e vale miliardi di euro, ma una polizza non equivale automaticamente a una copertura completa. Per questo, prima di firmare, leggere clausole, limiti e condizioni resta fondamentale.

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