Le statine sono tra i farmaci più utilizzati al mondo per abbassare il colesterolo LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”. Eppure, nonostante la loro diffusione, da anni circolano dubbi e timori legati ai possibili effetti collaterali indicati nei foglietti illustrativi: perdita di memoria, dolori muscolari, insonnia, depressione, aumento di peso.
Una nuova maxi-analisi pubblicata su The Lancet rimette però le cose in prospettiva: molti degli effetti indesiderati attribuiti alle statine non sarebbero realmente causati dal farmaco.
La maxi-analisi sul colesterolo: cosa hanno studiato i ricercatori
L’analisi è stata condotta dai ricercatori della University of Oxford, utilizzando i dati della Cholesterol Treatment Trialists’ Collaboration, una delle più ampie collaborazioni internazionali sulla prevenzione cardiovascolare.
I numeri sono importanti:
- 123.940 partecipanti in 19 studi clinici che confrontavano statine e placebo
- 30.724 partecipanti in 4 studi che mettevano a confronto terapie più intensive con terapie meno intensive
Il risultato? Per quasi tutti gli effetti collaterali elencati nei bugiardini non è emersa alcuna differenza significativa tra chi assumeva statine e chi prendeva placebo.
Effetti collaterali: cosa dicono davvero i dati
Analizzando i risultati, emerge un dato chiave sui farmaci contro il colesterolo: molti sintomi attribuiti alle statine compaiono con la stessa frequenza anche in chi non le assume.
Un esempio emblematico riguarda i disturbi cognitivi. Problemi di memoria sono stati segnalati dallo 0,2% dei pazienti che prendevano statine: esattamente la stessa percentuale registrata nel gruppo placebo.
Nessun aumento statisticamente significativo è stato osservato per:
- perdita di memoria o demenza
- depressione
- disturbi del sonno
- disfunzione erettile
- aumento di peso
- nausea
- stanchezza
- mal di testa
In sostanza, i numeri non confermano gran parte delle paure diffuse negli anni.
L’unico dato da monitorare: il fegato
Un piccolo segnale è stato comunque rilevato: un lieve aumento (circa 0,1%) di alterazioni negli esami del sangue del fegato. Si tratta però di variazioni minime che non si sono tradotte in un aumento di epatiti o insufficienza epatica. In altre parole, un dato da controllare – come già avviene nella pratica clinica – ma non un campanello d’allarme.
Benefici e rischi: il peso della bilancia
Secondo Christina Reith, prima autrice dello studio, le statine restano farmaci salvavita utilizzati da centinaia di milioni di persone negli ultimi trent’anni. Per la grande maggioranza dei pazienti, i benefici nella prevenzione cardiovascolare superano ampiamente i rischi.
Un aspetto interessante riguarda il cosiddetto effetto nocebo: quando una persona si aspetta un effetto collaterale, può percepirlo anche se non è direttamente causato dal farmaco. Questo non significa che i sintomi siano “inventati”, ma che non sempre l’origine è farmacologica.

