Il Prof. Martinelli sulla prevenzione secondaria dopo un intervento al cuore | QUI Talk

C’è un momento, nella vita di chi affronta un intervento al cuore, in cui il presente si trasforma in un nuovo inizio. È un istante silenzioso, quasi impercettibile, che però segna una cesura profonda: il “ritorno alla vita” dopo l’operazione. Di questo nuovo inizio abbiamo parlato con il Professor Luigi Martinelli, una delle voci più autorevoli della cardiochirurgia italiana, ospite della nuova puntata di QUI Talk condotta da Rosanna Piturru. Con lui, un tema cruciale: la prevenzione secondaria.

«Dopo l’intervento comincia il futuro, non finisce il percorso»

Cosa significa davvero prevenzione secondaria? «L’intervento cardiochirurgico è un momento importante, ma non è conclusivo di un percorso», precisa il cardiochirurgo. «Dopo un intervento infatti, è doveroso continuare a coltivare quello stato di salute che si era perso prima».

Il paziente, nella quasi totalità dei casi, dopo l’operazione sta bene. Talvolta meglio di quanto si aspettasse. Ma è proprio lì, in quel ritrovato benessere, che si apre la sfida più grande: pensare al futuro.

«Quello è il momento in cui bisogna iniziare a costruire un futuro lungo e sano, eliminando tutti i fattori che hanno portato alla malattia».

I fattori di rischio: un nemico da conoscere per combatterlo

La cardiochirurgia non è mai uguale per tutti e i fattori di rischio dipendono dalla patologia di partenza. Nel caso della cardiopatia ischemica,
cioè nel caso in cui il paziente aveva una malattia delle coronarie ed è stato sottoposto a un bypass aortocoronarico, saranno prevalentemente quelli rappresentati dai fattori di rischio di malattia aterosclerotica.

«Pressione arteriosa, colesterolo, peso corporeo, circonferenza addominale: sono tutti indicatori che vanno monitorati con rigore», ricorda Martinelli. «E poi c’è il fumo, uno dei fattori di rischio più facilmente eliminabili e che deve essere, onestamente, eliminato».

Come gestire tutto questo nella vita di ogni giorno?

«Non è facilissimo, ma non è neanche impossibile», rassicura il professore. La chiave è l’equilibrio: niente estremismi. «Si deve tornare a una vita normale, ma più consapevole».
L’alimentazione deve essere corretta, moderata, non punitiva. E il movimento? Centrale, imprescindibile.

Il Prof. Martinelli cita un noto diabetologo che diceva: «Il movimento è l’80% della terapia». Ma attenzione: costanza prima di tutto. «Non serve correre otto ore un giorno e poi stare dieci giorni sul divano. Serve un’attività fisica quotidiana, anche stagionale: nuotare d’estate, camminare d’autunno, muoversi sempre».
Basta un’ora al giorno: «È quell’ora dedicata a noi stessi che fa la differenza».

Gli errori più frequenti: la trappola della discontinuità

E qui arriva uno dei punti più delicati: gli sbagli più comuni dei pazienti.

«L’errore più diffuso è la discontinuità», racconta il professore. Digiuni drastici, diete lampo, sforzi isolati seguiti dal ritorno alle vecchie abitudini. «Dopo un intervento c’è stata una grande cesura nella nostra vita: è una ripartenza. Va trattata come tale, con continuità e visione del futuro».

Prevenzione personalizzata: ogni cuore ha la sua storia

Non esiste un’unica prevenzione per tutti. «Se il problema era una patologia coronarica, bisogna intervenire sui fattori aterosclerotici», chiarisce il professore. Diverso è il caso, per esempio, delle patologie valvolari: «L’attività fisica in questo caso deve essere graduale e costante. Chi arriva a un intervento valvolare spesso ha vissuto un periodo di mancanza di fiato e debolezza: il recupero non può e non deve essere un’esplosione, ma un percorso modulato».

Tecnologia e app: un alleato sempre più prezioso

Il futuro della prevenzione passa anche dalla tecnologia.
«Assolutamente sì: sensori e app sono strumenti preziosi», afferma il professore. «Ci aiutano a rimanere entro i limiti che ci vengono indicati: possiamo allontanarci un po’ dai valori ideali, ma sappiamo poi di rientrare nei parametri che ci sono stati suggeriti». E aggiunge: «I sensori tecnologici saranno sempre più diffusi e sempre più accurati: non solo frequenza cardiaca, pressione e glicemia, ma tanti altri indicatori utili alla nostra salute».

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