Un gruppo di ricercatori del Centro Cardiologico Monzino IRCCS ha identificato un composto molecolare capace di fermare la calcificazione della valvola aortica, aprendo la strada ad una cura farmacologica della stenosi, alternativa all’intervento chirurgico. Lo studio, pubblicato sulla rivista Signal Transduction and Targeted Therapy, segna un passo importante nella medicina cardiovascolare.
Stenosi aortica, patologia diffuso tra gli anziani
La stenosi aortica è una delle patologie cardiache più diffuse tra gli anziani, causata dal progressivo irrigidimento della valvola che ostacola il flusso sanguigno. In Italia colpisce circa un milione di persone, soprattutto over 65, e finora l’unico trattamento efficace era la sostituzione della valvola con una protesi.
Il team guidato da Maurizio Pesce, responsabile dell’Unità di Ingegneria Tissutale Cardiovascolare, ha studiato i meccanismi che portano alla calcificazione valvolare, scoprendo che questa è legata alla senescenza cellulare e ad alterazioni epigenetiche (cioè modifiche che influenzano il DNA senza cambiarne la struttura).
Blocco della calcificazione delle cellule valvolari grazie all’utilizzo di un farmaco
Testando un farmaco sperimentale, denominato SPV106, i ricercatori sono riusciti a bloccare l’invecchiamento e la calcificazione delle cellule valvolari, ripristinando al contempo i corretti marcatori epigenetici. Gli esperimenti in vivo hanno confermato la capacità del farmaco di preservare la funzionalità della valvola aortica.
Secondo Pesce, lo studio evidenzia come ogni persona abbia un proprio “orologio biologico”, influenzato da genetica, ambiente e stile di vita. Misurare la velocità di questo orologio potrà diventare un elemento chiave della medicina personalizzata, aiutando a prevenire l’invecchiamento precoce del cuore.
Il prossimo obiettivo del gruppo sarà individuare molecole ancora più efficaci e sviluppare nuovi sistemi di rilascio del farmaco, come le nanotecnologie. Come ha sottolineato Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Monzino, “questa scoperta rappresenta un ulteriore esempio dell’eccellenza italiana nella ricerca cardiovascolare e potrebbe trasformare il modo in cui trattiamo la stenosi aortica nel futuro”.

