Ricostruzione del seno: quando va “storta” è possibile migliorarla? – Intervista al Dott. Pietro Berrino

L’intervista al Dott. Berrino sulla ricostruzione del seno

Le pazienti che subiscono una mastectomia e conseguente ricostruzione del seno spesso non si sentono a proprio agio in quel nuovo profilo. Per aiutare le donne a ritrovare il benessere nel proprio, nuovo, corpo entra in gioco la ricostruzione del seno secondaria. Approfondiamo l’argomento con l’aiuto del Dott. Pietro Berrino, specialista in Chirurgia plastica e ricostruttiva, noto internazionalmente per le tecniche innovative e la qualità dei risultati.

Perché ricorrere alla “ricostruzione secondaria”?

Molto spesso la ricostruzione mammaria viene effettuata nella stessa seduta dell’intervento oncologico, con risultati non sempre ottimali. Per migliorare la sua condizione la paziente può decidere di sottoporsi ad una nuova operazione, la ricostruzione secondaria. Un intervento in cui la ‘personalizzazione’ del risultato è l’elemento chiave. Sono diversi gli aggiustamenti resi possibili da questo genere di intervento. Ad esempio, protesi molto evidenti possono essere rese più discrete cambiandole e posizionandole sotto il muscolo pettorale. Mentre protesi che risultano in posizione innaturale, perché troppo alta o laterale, possono essere collocate in modo più armonioso.
Per la ricostruzione secondaria si può ricorrere a tecniche molto semplici o ad interventi più importanti, questi ultimi da programmare ad una certa distanza dai cicli di chemioterapia o radioterapia, quando cioè la paziente è in ripresa.

Parliamo di lipofilling e degli altri interventi minori

Il lipofilling nell’ambito della ricostruzione secondaria consiste in un piccolo autotrapianto di grasso e permette di migliorare l’aspetto del seno della paziente prelevando tessuto adiposo da altre zone del corpo per inserirlo nelle protesi, ridisegnando volume e contorni della mammella. Tra gli altri interventi minori anche la revisione delle cicatrici o l’intervento sulla mammella sana. Sono tutte operazioni che richiedono meno di un’ora in sala operatoria e prevedono una ripresa della normale vita quotidiana entro 48 ore dall’intervento. Le attività sportive possono riprendere dopo 7-10 giorni nel caso del lipofilling o dopo 25 giorni circa dopo la sostituzione di una protesi.

Quanto conta stabilire un buon dialogo con la paziente?

Le pazienti che richiedono la ricostruzione mammaria secondaria sono persone che hanno vissuto e stanno vivendo una condizione difficile. Sono estremamente collaborative e attente nell’ascolto dei suggerimenti che giungono dal chirurgo. Con queste pazienti è necessaria una grande empatia al fine di stabilire un feeling comunicativo fondamentale per comprendere le aspettative di ognuno. Generalmente con loro si stabilisce un rapporto splendido di collaborazione reciproca.

Per una paziente già sottoposta a mastectomia e ricostruzione non deve essere sempre facile decidere di ricorrere ad un nuovo intervento ricostruttivo…

Ci sono certamente delle implicazioni psicologiche importanti. Il ruolo del chirurgo è anche questo: capire se la strada della ricostruzione secondaria può essere valida per quel paziente e in quello specifico momento. In quest’ottica è di estrema rilevanza il primo incontro durante il quale si ascolta la storia della paziente e si provano a tradurre le sue aspettative mettendo a punto l’intervento, che verrà spiegato nei dettagli. Dove opero attualmente, presso Iclas (Istituti Clinici di Alta Specialità) di Rapallo, in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, la paziente viene poi messa in lista di attesa e nel giro di poche settimane sottoposta all’intervento con ricovero il giorno stesso dell’operazione e dimissione entro 48 ore. Un iter tempestivo non può altro che giovare alla paziente in attesa di ritrovare il suo benessere a tutto tondo.

 

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