Intervista al Dott. Nicola Ivaldo, chirurgo ortopedico

L’intervento di sostituzione protesica di spalla è indicato nelle gravi artropatie che coinvolgono questa articolazione. Il Dott. Nicola Ivaldo, Chirurgo ortopedico specializzato nel trattamento delle patologie che riguardano spalla e gomito, spiega quali sono i diversi tipi di protesi a disposizione del chirurgo.

Esistono diverse tipologie di protesi di spalla?

Essenzialmente utilizziamo due tipi di protesi. I modelli cosiddetti anatomici, che riproducono la geometria articolare della testa omerale e della glenoide e si utilizzano nelle artropatie concentriche, quelle dove i tendini della cuffia dei rotatori sono integri. E le le artroprotesi inverse, in cui la geometria articolare è invertita: la componente omerale protesica è concava, mentre alla superficie articolare glenoidea viene applicata una neoarticolazione convessa, tradizionalmente un terzo di sfera.

Questo sistema, che personalmente utilizzo dal 2000, è indicato nelle artropatie eccentriche, per le quali in passato non avevamo valide soluzioni.

Come funzionano le protesi inverse?

La protesi inversa funziona in modo molto semplice. Le due superfici articolari protesiche si incastrano parzialmente tra di loro, in modo da permettere il ripristino del fulcro articolare, che era venuto meno a causa della perdita della funzione di centramento dei tendini della cuffia (da qui il termine di artropatia eccentrica). In questo modo il potente muscolo deltoide riesce a sviluppare il suo braccio di leva che consente il recupero della forza nei casi di artropatie con deficit funzionali importanti e, addirittura, il recupero dell’elevazione dell’arto nei casi estremi, in cui il movimento risulta completamente abolito, condizione definita spalla pseudoparalitica.

I vantaggi delle protesi inverse?

Molti ci chiedono il perché dell’inversione delle componenti e questo meriterebbe un tentativo di spiegazione, ma ritengo l’argomento troppo tecnico per la maggior parte dei non addetti ai lavori per cui, chi volesse approfondire potrà trovare ampia letteratura specifica.

Una cosa però si può accennare: l’inversione delle componenti permette alla protesi di ricevere sollecitazioni favorevoli che ne garantiscono la durata nel tempo, mentre i sistemi concettualmente simili ma a componenti non invertite sviluppati negli anni ‘70 ‘80 del secolo scorso andavano rapidamente incontro al fallimento e sono pertanto stati presto abbandonati.