mercoledì, Gennaio 21, 2026

Emergenza infermieri nel mondo: secondo l’Oms ne mancano quasi 6 milioni

Il rapporto “State of the World’s Nursing 2025” fotografa le disuguaglianze globali nella sanità

Negli ultimi 5 anni nel mondo il numero di infermieri è cresciuto di circa il 7%, passando da 27,9 milioni del 2018 ai 29,8 del 2023.
Tuttavia, si stima che manchino ancora 5,8 milioni di professionisti per rispondere al bisogno di salute della popolazione globale.
È quanto emerge dal rapporto State of the World’s Nursing 2025, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’International Council of Nurses in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere che si celebra oggi.

Un documento che evidenzia non solo i progressi compiuti da molti Paesi nel rafforzamento del personale sanitario, ma anche le gravi disuguaglianze che ancora penalizzano una larga fetta della popolazione mondiale.

Tedros: “Non possiamo ignorare le disuguaglianze”

“Questo rapporto contiene notizie incoraggianti, per le quali ci congratuliamo con i Paesi che stanno compiendo progressi”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.
“Tuttavia, non possiamo ignorare le disuguaglianze che ancora caratterizzano il panorama infermieristico globale”.

La più evidente delle diseguaglianze è la distribuzione dei professionisti: il 78% degli infermieri mondiali è concentrato in Paesi che rappresentano solo il 49% della popolazione globale.
Un dato che mostra in modo lampante come le disparità geografiche nell’accesso alla cura siano ancora fortemente radicate.

I Paesi a basso reddito restano i più colpiti

Dunque, una parte del mondo – in particolare i Paesi a basso e medio reddito – sconta una grave carenza di infermieri.
In queste aree del mondo, oltre a difficoltà di formare e poi assumere i professionisti, la sfida è soprattutto trattenerli.
Il rapporto mostra infatti come 1 infermiere su 7 nel mondo, e il 23% nei Paesi ad alto reddito, sia nato all’estero.

La migrazione del personale infermieristico, se da un lato rappresenta un’opportunità per chi si trasferisce, dall’altro priva i Paesi d’origine di risorse cruciali per il funzionamento dei loro sistemi sanitari.

Nei Paesi ricchi il problema è il ricambio generazionale

Nei Paesi ad alto reddito, la sfida è invece prepararsi a gestire gli elevati livelli di pensionamento degli infermieri previsti per i prossimi anni e rivedere la dipendenza dai professionisti provenienti dall’estero.
Ciò si somma a un calo dell’attrattività della professione, che rischia di lasciare scoperti molti ruoli chiave nella sanità pubblica e privata.

Un’emergenza silenziosa che richiede misure urgenti per rilanciare l’interesse verso una professione fondamentale ma spesso sottovalutata in termini di riconoscimento sociale ed economico.

L’Italia tra i Paesi con minore interesse verso gli infermieri

Da quest’ultimo punto di vista l’Italia si situa agli ultimi posti al mondo: secondo il rapporto, che cita dati dell’indagine Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment), nel nostro Paese poco più dello 0,8% degli studenti delle scuole superiori prende in considerazione la professione di infermiere, quasi dieci volte di meno di quanto rilevato in Giappone, che guida la classifica mondiale. Un dato allarmante che apre interrogativi sulla percezione del ruolo infermieristico tra i giovani italiani e sulla necessità di campagne di orientamento e valorizzazione del settore sanitario fin dai banchi di scuola.

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