Dopo il via libera della Camera alla norma che apre al reintegro dei medici radiati durante il Covid, il Ministro della Salute prende le distanze dalla scelta della maggioranza. Forza Italia annuncia modifiche al Senato, mentre si riaccende il dibattito sul rapporto tra libertà professionale, deontologia e tutela della salute pubblica.
Schillaci: “Credo nella scienza e quindi anche nei vaccini”
“Io sono uno che crede nella scienza”. E, dopo una pausa, la precisazione: “Credo nella scienza e quindi anche nei vaccini”. Con queste parole il ministro della Salute Orazio Schillaci ha preso posizione sul reintegro dei medici no vax radiati durante l’emergenza Covid, segnando una distanza rispetto alla scelta appena compiuta dalla Camera.
Le dichiarazioni sono arrivate mentre il provvedimento approvato a Montecitorio alimentava tensioni politiche e divisioni all’interno della maggioranza. La questione non riguarda soltanto il destino professionale dei medici coinvolti, ma anche il significato delle sanzioni disciplinari adottate durante la pandemia e il ruolo della scienza nelle decisioni sanitarie.
La presa di posizione di Schillaci assume un peso particolare perché arriva dal titolare del dicastero chiamato a tutelare la salute pubblica. Il ministro, medico e professore universitario, richiama esplicitamente il valore delle evidenze scientifiche e della vaccinazione, mentre il governo si prepara ad affrontare il successivo passaggio parlamentare della norma.
Che cosa prevede la norma approvata alla Camera
Il 27 ottobre la Camera ha approvato l’articolo 8 del disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, che introduce la possibilità di reintegrare, a determinate condizioni, i medici radiati dall’Albo durante il periodo pandemico. Il voto è passato con 126 favorevoli e 113 contrari, uno scarto di appena 13 voti. Determinante è stato il sostegno dei deputati di Futuro Nazionale, il cui apporto ha consentito alla disposizione di superare lo scrutinio.
Il giorno successivo Montecitorio ha approvato l’intero disegno di legge delega con 143 voti favorevoli, 113 contrari e tre astensioni. Il provvedimento, tuttavia, non è ancora legge: dovrà essere esaminato dal Senato, dove il testo potrebbe essere modificato.
La disposizione riguarda i professionisti colpiti da radiazione durante l’emergenza Covid per le violazioni contestate in materia vaccinale. Il possibile reintegro riapre così il confronto sull’autonomia degli Ordini professionali e sul rapporto tra disciplina deontologica e intervento legislativo.
Forza Italia annuncia modifiche al Senato
Le parole di Schillaci arrivano in una fase di confronto anche all’interno del centrodestra. Forza Italia ha contestato la formulazione della norma e annunciato l’intenzione di intervenire durante l’esame a Palazzo Madama. La capogruppo al Senato Stefania Craxi ha dichiarato che la disposizione non può restare nella forma attuale, mentre Licia Ronzulli ha sottolineato il rischio di trasmettere un messaggio sbagliato sul valore della vaccinazione.
Il voto alla Camera aveva già evidenziato una maggioranza non compatta: alcuni deputati azzurri non avevano partecipato allo scrutinio, mentre i voti di Futuro Nazionale erano risultati decisivi. La questione è diventata così anche un terreno di confronto politico, oltre che sanitario.
Resta da capire se le modifiche annunciate porteranno a una riscrittura della disposizione e quale sarà la posizione del ministro nel corso dell’iter parlamentare. La dichiarazione di Schillaci, da sola, non equivale infatti a una modifica del testo, ma chiarisce il suo richiamo alla centralità della scienza e dei vaccini.
Ordini dei medici: il nodo della responsabilità professionale
La norma ha suscitato critiche da parte delle opposizioni e del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli. Il punto centrale della contestazione riguarda il rischio che una disposizione legislativa intervenga su sanzioni adottate dagli Ordini nell’ambito delle proprie competenze disciplinari.
Secondo Anelli, le misure assunte durante la pandemia non avrebbero avuto finalità persecutorie, ma sarebbero state conseguenza di violazioni del Codice deontologico. La preoccupazione riguarda quindi l’autonomia degli organismi professionali e la tutela dei cittadini: la condotta di un medico non incide soltanto sulla sua attività individuale, ma può influenzare la fiducia dei pazienti nelle indicazioni sanitarie.
Le opposizioni hanno definito il voto un segnale negativo per i professionisti che hanno rispettato le disposizioni durante l’emergenza e per le persone colpite dal Covid. Nel dibattito è intervenuto anche il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla necessità di contrastare la diffusione di disinformazione e posizioni antiscientifiche sui vaccini.
La vicenda va oltre lo scontro parlamentare. Durante la pandemia, la vaccinazione ha rappresentato uno degli strumenti fondamentali della risposta sanitaria al Covid-19. Le decisioni adottate in quel periodo hanno coinvolto non soltanto la libertà individuale, ma anche la responsabilità dei professionisti e la protezione delle persone più vulnerabili.
Per questo il possibile reintegro dei medici radiati pone una questione delicata: come conciliare la revisione delle conseguenze disciplinari con la necessità di mantenere credibilità e coerenza nelle indicazioni rivolte ai cittadini? Il confronto dovrà tenere conto sia delle garanzie individuali sia del ruolo degli Ordini nella tutela della qualità e della sicurezza dell’assistenza.
La prossima tappa sarà il Senato. È lì che si capirà se la norma verrà modificata e in che modo saranno definiti i criteri per un eventuale reintegro.

