La Regione avvia il percorso per introdurre una nuova figura sanitaria, formata per affiancare gli infermieri e rafforzare l’assistenza negli ospedali e sul territorio. Il modello esiste, con ruoli e percorsi diversi, anche in altri Paesi europei. Ma per funzionare davvero servono formazione, responsabilità chiare e personale sufficiente.
Assistente infermiere in Liguria: parte il percorso per introdurre la nuova figura
La Liguria avvia il percorso per introdurre l’assistente infermiere nel Servizio sanitario regionale. L’annuncio è arrivato il 18 ottobre dall’assessore alla Sanità Massimo Nicolò: la prima fase prevede di quantificare il fabbisogno di personale, individuare i contesti in cui impiegare questa figura e organizzare la formazione in collaborazione con l’Università di Genova e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs).
Non si tratta ancora dell’avvio operativo del servizio. La Regione dovrà definire come inserire i nuovi professionisti nelle strutture ospedaliere e territoriali, quali competenze valorizzare e quali standard adottare. L’obiettivo dichiarato è rispondere ai bisogni assistenziali della popolazione e sostenere l’organizzazione dei servizi sanitari.
La nuova figura è stata istituita a livello nazionale con il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2025, che ha recepito l’accordo Stato-Regioni. La sua introduzione si inserisce in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle patologie croniche e dalla difficoltà di garantire un numero adeguato di professionisti in tutti i servizi.
Che cosa farà l’assistente infermiere e quale sarà la differenza rispetto all’Oss
L’assistente infermiere è una figura intermedia tra l’operatore sociosanitario (Oss) e l’infermiere, ma non è un infermiere con una formazione ridotta. Il suo ruolo consiste nel fornire assistenza diretta alla persona e supportare il lavoro infermieristico, svolgendo le attività previste dal profilo professionale secondo le indicazioni dell’infermiere e in collaborazione con gli altri componenti dell’équipe.
Potrà essere impiegato in ospedale, nei servizi territoriali, nelle strutture residenziali e semiresidenziali e nell’assistenza domiciliare. Le attività riguardano persone con bisogni assistenziali legati a patologie acute in condizioni di stabilità clinica, malattie croniche, disabilità e altre condizioni che richiedono assistenza continuativa.
La differenza rispetto all’Oss è soprattutto nella formazione aggiuntiva e nelle competenze previste dal nuovo profilo. L’assistente infermiere mantiene le attività proprie dell’Oss e può svolgere ulteriori attività di supporto sanitario entro i limiti stabiliti dalla normativa e dall’organizzazione del servizio. Non sostituisce l’infermiere nelle funzioni che richiedono una valutazione clinica e una responsabilità professionale specifica.
Il percorso formativo nazionale prevede almeno 500 ore, distribuite in un periodo compreso tra sei e dodici mesi, con una componente di tirocinio. L’accesso è rivolto agli Oss in possesso dei requisiti previsti dalla normativa, tra cui il titolo di studio richiesto e l’esperienza professionale; sono previste condizioni transitorie specifiche per alcuni operatori già qualificati.
In quali Paesi europei esiste già una figura simile
L’Italia non parte da un modello del tutto inedito. In diversi Paesi europei operano figure di supporto all’assistenza infermieristica, ma non esiste un unico profilo europeo equivalente all’assistente infermiere italiano: cambiano durata della formazione, autonomia, mansioni e responsabilità.
In Austria, per esempio, il sistema distingue tra Pflegeassistenz e Pflegefachassistenz, due livelli professionali di assistenza. Entrambi supportano il personale infermieristico, ma con competenze e responsabilità differenti. La normativa definisce le attività che possono essere svolte e i compiti che devono essere affidati o supervisionati da professionisti con qualifiche superiori.
In Svizzera esistono percorsi professionali come quello di Assistent/in Gesundheit und Soziales e quello di Fachfrau/Fachmann Gesundheit, con formazione e ambiti di attività distinti. Il secondo profilo, in particolare, può svolgere una gamma più ampia di attività assistenziali e sanitarie, pur senza assumere la responsabilità complessiva del processo infermieristico. Anche in questo caso, le qualifiche non corrispondono esattamente a quella prevista in Italia.
In Germania, invece, la formazione degli assistenti infermieristici è stata storicamente organizzata in modo differente tra i Länder, con più denominazioni e percorsi. Questa varietà ha spinto le autorità a individuare riferimenti comuni per migliorare la qualità della preparazione e rendere più comparabili le qualifiche. È un esempio utile di quanto sia importante evitare differenze eccessive negli standard formativi.
Il confronto internazionale suggerisce quindi una lezione: introdurre una figura di supporto può aiutare a organizzare il lavoro assistenziale, ma i risultati dipendono da una definizione precisa delle competenze e dalla capacità di integrarla nei gruppi di lavoro, non dal semplice aumento delle qualifiche disponibili.
Meno carico per gli infermieri? Le condizioni perché la riforma funzioni
Uno degli obiettivi della nuova figura è permettere agli infermieri di concentrare una quota maggiore del proprio tempo sulle attività che richiedono competenze cliniche specifiche, sulla valutazione dei pazienti e sulla pianificazione dell’assistenza. L’assistente infermiere potrebbe contribuire a gestire una parte delle attività previste dal proprio profilo, migliorando la continuità assistenziale soprattutto nei servizi in cui le persone hanno bisogni complessi e prolungati.
Ma non basta inserire nuove figure negli organici per ottenere automaticamente un miglioramento. Una revisione pubblicata sul Journal of Advanced Nursing ha evidenziato che la delega delle attività agli assistenti richiede una chiara comprensione dei rispettivi ruoli, delle competenze disponibili e delle responsabilità del personale infermieristico. Quando i confini non sono definiti, possono emergere incertezze operative e rischi per la sicurezza dei pazienti.
Anche un’analisi specifica sul nuovo profilo italiano sottolinea l’importanza di protocolli formalizzati, supervisione effettiva e formazione continua. Le attività delegate devono essere coerenti con le competenze acquisite e con le condizioni cliniche della persona assistita: non tutte le prestazioni possono essere trasferite a una figura di supporto, soprattutto quando richiedono valutazioni complesse o decisioni cliniche.
Per la Liguria, la fase di programmazione sarà quindi decisiva. Occorrerà stabilire in quali reparti e servizi impiegare gli assistenti infermieri, come organizzare il tirocinio, quali protocolli utilizzare e come garantire la presenza di infermieri in grado di coordinare il lavoro. Sarà altrettanto importante monitorare gli effetti sulla qualità dell’assistenza e sui carichi di lavoro.
La vera sfida: affrontare la carenza di personale senza abbassare la qualità delle cure
La riforma nasce anche dalla necessità di rendere più sostenibile l’organizzazione dei servizi sanitari. L’aumento delle persone anziane e dei pazienti con patologie croniche accresce la domanda di assistenza, mentre la disponibilità di personale qualificato resta una questione centrale per ospedali, strutture residenziali e servizi territoriali.
L’assistente infermiere può diventare una risorsa, a condizione che non venga utilizzato come sostituto di infermieri mancanti. La sua funzione dovrebbe essere quella di integrare le équipe, distribuire meglio le attività e contribuire alla continuità delle cure, mantenendo chiari i limiti di competenza e le responsabilità di ciascun professionista.
La scelta della Liguria apre dunque una fase di progettazione, non ancora una risposta definitiva alla carenza di personale. Il risultato si misurerà nei prossimi passaggi: qualità della formazione, chiarezza delle mansioni, sicurezza dei pazienti e reale capacità di alleggerire il lavoro degli infermieri senza trasferire responsabilità improprie. È su questi elementi, più che sul numero di nuove figure introdotte, che si giocherà l’efficacia della riforma.

