Schiaffi, insulti e presunte violenze sessuali durante le operazioni di igiene e vestizione. L’inchiesta nel Milanese riaccende l’attenzione sulla tutela delle persone non autosufficienti. In Italia quasi 386mila persone vivono nelle strutture residenziali: controlli, prevenzione e possibilità di segnalare gli abusi sono fondamentali.
Schiaffi e violenze durante l’assistenza quotidiana
Quattro donne anziane, ospiti di una residenza sanitaria assistenziale in provincia di Milano, sarebbero state picchiate, insultate, derise e minacciate proprio nei momenti in cui avrebbero dovuto ricevere assistenza. È quanto emerge da un’indagine dei carabinieri del Nas di Milano, coordinata dalla Procura di Lodi, che ha portato all’interdizione dalla professione di tre operatori socio-sanitari, due uomini e una donna. Il provvedimento vieta loro di esercitare la professione in strutture sanitarie e socio-assistenziali su tutto il territorio nazionale. Si tratta di accuse ancora da accertare in sede giudiziaria.
Secondo la ricostruzione investigativa, le condotte contestate si sarebbero verificate durante le manovre quotidiane di allettamento, igiene personale e vestizione. Le anziane sarebbero state afferrate per i capelli e colpite con schiaffi al volto e alla testa, oltre a essere sottoposte a insulti e intimidazioni. Ai due operatori uomini viene contestata anche la violenza sessuale, per presunti abusi commessi durante le operazioni di pulizia personale. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni audio e video. Una quarta operatrice è stata inoltre indagata per minacce aggravate.
Rsa in Italia: quasi 386mila ospiti, tre su quattro sono anziani
Il caso richiama l’attenzione su una realtà che riguarda centinaia di migliaia di famiglie. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, riferiti al 1° gennaio 2024 e pubblicati nel gennaio 2026, in Italia erano attivi 12.987 presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, con circa 425.780 posti letto. Gli ospiti erano 385.871, il 6% in più rispetto all’anno precedente, e il 75% aveva più di 65 anni. Molti erano ultraottantenni e donne. Le strutture che offrono assistenza socio-sanitaria disponevano di quasi 334mila posti letto, destinati soprattutto a persone anziane non autosufficienti.
Questi numeri aiutano a comprendere la portata del tema: le Rsa sono un presidio essenziale per persone che necessitano di cure e assistenza continuativa, ma proprio la fragilità di una parte degli ospiti può rendere più difficile riconoscere e denunciare eventuali abusi. Chi ha problemi cognitivi, difficoltà di comunicazione o dipende dal personale per le attività più intime può non riuscire a raccontare ciò che accade, oppure temere di non essere creduto. Per questo la tutela non può basarsi soltanto sulla capacità della vittima di chiedere aiuto.
Maltrattamenti agli anziani, cosa dicono i dati internazionali
Il fenomeno non riguarda esclusivamente l’Italia. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che circa una persona su sei tra gli over 60 che vivono in comunità abbia subito una qualche forma di abuso nell’arco di un anno. Per le strutture di assistenza a lungo termine, una revisione di studi citata dall’Oms ha rilevato che il 64,2% degli operatori coinvolti negli studi dichiarava di aver commesso almeno un comportamento abusante nei confronti di un anziano nel corso dell’anno precedente.
Il dato va interpretato con attenzione: si tratta di stime internazionali, non di una percentuale riferibile alle Rsa italiane, e comprende forme diverse di abuso, non soltanto le aggressioni fisiche o sessuali. L’Oms sottolinea inoltre che le informazioni disponibili sulle violenze nelle strutture sono ancora limitate. Il quadro, tuttavia, indica che il maltrattamento degli anziani è un problema di salute pubblica e di tutela dei diritti, che può comprendere violenza fisica e psicologica, abusi sessuali, trascuratezza e sfruttamento economico.
Controlli nelle strutture e segnali da non sottovalutare
In Italia la vigilanza coinvolge diversi soggetti, tra cui le autorità sanitarie territoriali e i carabinieri del Nas. Nel febbraio 2024 il Ministero della Salute riferì di una campagna di controlli che aveva interessato oltre 600 strutture per anziani e persone con disabilità: in 191 erano state riscontrate irregolarità, pari a circa il 32%. Il dato comprendeva violazioni di diversa natura, anche strutturali, igienico-sanitarie e organizzative, e non equivale quindi a una stima dei casi di maltrattamento.
Accanto alle ispezioni, sono importanti la formazione del personale, un’organizzazione del lavoro che consenta di assistere gli ospiti con tempi adeguati e procedure chiare per raccogliere segnalazioni e intervenire tempestivamente. Anche familiari e visitatori possono contribuire alla tutela, prestando attenzione a cambiamenti improvvisi nel comportamento, paura ingiustificata di alcuni operatori, lesioni non spiegate, trascuratezza o racconti che facciano sospettare umiliazioni e violenze. Nessuno di questi segnali, preso isolatamente, dimostra un abuso, ma merita un approfondimento.
In presenza di un sospetto concreto, è importante documentare quanto osservato, parlarne con la direzione della struttura e rivolgersi, se necessario, ai servizi sanitari o alle forze dell’ordine. In caso di pericolo immediato si può chiamare il 112. Il caso del Milanese mostra quanto sia importante che le persone più vulnerabili non restino senza voce: la qualità dell’assistenza non si misura soltanto nelle cure erogate, ma anche nel rispetto della dignità, dell’integrità e della sicurezza di chi viene affidato a una struttura.

