Quattrocento dispositivi saranno distribuiti in un liceo di Portogruaro, nel veneziano, per sensibilizzare i giovani sul rischio delle bevande adulterate. I braccialetti promettono di rilevare alcune sostanze nei drink, ma l’Istituto Superiore di Sanità avverte: i test disponibili hanno limiti importanti.
Braccialetti anti-droga a scuola: il progetto nel Veneziano
Riconoscere il rischio di una bevanda adulterata prima di berla. È questo l’obiettivo dell’iniziativa che porterà 400 braccialetti anti-droga in un liceo di Portogruaro, in provincia di Venezia, nelle prossime settimane. Il progetto, promosso nell’ambito di una campagna di prevenzione, punta a sensibilizzare ragazze e ragazzi sul fenomeno dello spiking, cioè l’aggiunta non consensuale di sostanze a una bevanda per alterare lo stato di coscienza di chi la consuma.
L’iniziativa amplia un percorso già avviato nelle farmacie del Veneziano, dove a marzo erano stati distribuiti gratuitamente 2.500 dispositivi. L’ingresso nelle scuole vuole affiancare alla disponibilità dello strumento anche momenti di informazione sulla violenza di genere, sui rischi legati alle sostanze psicoattive e sui servizi a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Un passaggio importante, perché la prevenzione non può basarsi soltanto sulla tecnologia, ma richiede consapevolezza, educazione e capacità di riconoscere le situazioni di pericolo.
Come funzionano i braccialetti che rilevano le droghe nei drink
I dispositivi contengono una piccola area reattiva, simile a una cartina al tornasole. Secondo le istruzioni previste per il prodotto, basta depositare alcune gocce della bevanda sulla superficie di test e osservare l’eventuale cambiamento di colore. La reazione può indicare la possibile presenza di determinate sostanze, ma il risultato dipende dalla composizione del dispositivo e dalle molecole che è progettato per individuare.
Il limite fondamentale è proprio questo: un braccialetto non è in grado di rilevare tutte le sostanze che possono essere utilizzate per alterare una bevanda. Inoltre, il colore del cocktail, la concentrazione della sostanza e le condizioni di illuminazione possono rendere difficile interpretare il risultato. Un test negativo, quindi, non dimostra che il drink sia sicuro, così come una reazione positiva non costituisce da sola una conferma definitiva della presenza di una droga.
L’allarme dell’Istituto Superiore di Sanità: i test possono sbagliare
A gennaio 2026 uno studio del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato le criticità dei dispositivi colorimetrici disponibili in commercio. I ricercatori hanno valutato la capacità di individuare diverse sostanze, tra cui GHB, ketamina, scopolamina, cocaina, MDMA e benzodiazepine.
I risultati hanno mostrato prestazioni disomogenee: il rilevamento della ketamina è risultato più chiaro, mentre per altre sostanze i cambiamenti di colore erano poco definiti o i test non riuscivano a identificarle nelle condizioni sperimentali. Alcune bevande, in particolare quelle colorate o contenenti agrumi, potevano inoltre interferire con la lettura e provocare falsi positivi.
Secondo l’ISS, questi strumenti necessitano di miglioramenti prima di poter essere considerati affidabili per un utilizzo più ampio. Il loro impiego va quindi accompagnato da un’informazione corretta: il braccialetto può offrire un’indicazione limitata, ma non garantisce protezione contro lo spiking.
Droga dello stupro, quali sintomi non bisogna ignorare
Le sostanze introdotte in una bevanda possono provocare effetti diversi a seconda della molecola, della quantità assunta e dell’eventuale presenza di alcol o altri farmaci. Tra i segnali possibili ci sono sonnolenza improvvisa e insolita, confusione, vertigini, difficoltà a coordinare i movimenti, perdita di memoria e riduzione dello stato di coscienza. Non sempre, però, i sintomi permettono di identificare la sostanza o di capire con certezza che cosa sia accaduto.
Se dopo aver bevuto compaiono sintomi inattesi, è importante chiedere subito aiuto, raggiungere una persona fidata e non restare soli. In presenza di sintomi importanti o di un pericolo immediato occorre chiamare il 112 e ricevere assistenza sanitaria tempestiva. Se si sospetta un’assunzione involontaria, è meglio non aspettare che la situazione peggiori.
La distribuzione dei braccialetti nelle scuole può contribuire ad aprire una conversazione su un problema serio, ma la responsabilità di una violenza ricade sempre su chi la commette, mai sulla persona che la subisce. La prevenzione più efficace unisce informazione, attenzione reciproca, strumenti valutati scientificamente e la possibilità di chiedere aiuto senza paura o vergogna.

