La Gen Z dice addio all’alcol? Ecco perché i giovani spendono sempre meno per bere

Meno soldi destinati all’alcol, maggiore attenzione al prezzo e una crescente propensione a ridurre i consumi. La Generazione Z sta cambiando il rapporto con le bevande alcoliche, anche se il fenomeno è meno netto di quanto suggeriscano alcuni titoli. Secondo un’analisi di PwC sui comportamenti di spesa della Gen Z statunitense, il 29% degli intervistati indica proprio l’alcol tra le categorie su cui intende ridurre le spese nei sei mesi successivi. Anche NielsenIQ rileva che i giovani adulti della Gen Z tendono a spendere meno per singola transazione rispetto alle generazioni precedenti, in parte per una minore disponibilità di reddito discrezionale.

Meno alcol, ma soprattutto un consumo diverso

Dietro il fenomeno non c’è necessariamente un rifiuto dell’alcol. L’IWSR, società internazionale specializzata nei dati sul mercato delle bevande alcoliche, rileva che i budget destinati all’alcol si stanno riducendo in diversi grandi mercati, spinti dall’aumento del costo della vita e dalla maggiore attenzione alla moderazione. Allo stesso tempo, però, i dati raccolti nel 2025 mostrano una ripresa della partecipazione al consumo proprio tra i giovani adulti della Gen Z. In altre parole, il cambiamento sembra riguardare anche quanto, quando e come si beve: meno acquisti impulsivi e maggiore selettività, senza necessariamente arrivare all’astinenza.

In Italia i giovani continuano a essere una fascia a rischio

Il quadro italiano invita a evitare semplificazioni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 circa 1,27 milioni di persone tra gli 11 e i 24 anni rientravano nella categoria dei consumatori di alcol a rischio: il 21% dei maschi e il 12,9% delle femmine tra i 18 e i 24 anni. Nella stessa fascia d’età il binge drinking, cioè il consumo finalizzato a ubriacarsi, continua a essere rilevante. L’ISS segnala inoltre che tra i 18-24enni birra e aperitivi alcolici sono tra le bevande maggiormente consumate. Anche il CNR, attraverso lo studio ESPAD Italia 2024, rileva che l’alcol continua a essere fortemente presente nella socialità giovanile: il 76% degli studenti intervistati dichiara di averlo consumato nell’ultimo anno.

Dal “bere per divertirsi” alla ricerca di alternative

Il cambiamento generazionale sembra quindi essere soprattutto culturale e comportamentale. Per una parte della Gen Z l’alcol compete con altre priorità di spesa e con una maggiore attenzione al benessere, alla forma fisica e al controllo delle proprie abitudini. Cresce inoltre l’interesse per bevande analcoliche o a bassa gradazione e per occasioni sociali nelle quali bere non è necessariamente il centro dell’esperienza. Ma spendere meno non significa automaticamente essere fuori pericolo: l’ISS continua a rilevare livelli importanti di binge drinking tra i giovani adulti e sottolinea i rischi dell’esposizione all’alcol durante una fase in cui il cervello è ancora in sviluppo. La fotografia della Gen Z, dunque, non è quella di una generazione “astemia”, ma di giovani che sembrano spendere e consumare in modo più selettivo, mentre una quota continua a praticare modalità di consumo potenzialmente dannose.

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