Studiare conviene ancora o la laurea è diventata una scommessa a perdere per le nuove generazioni? A fare chiarezza è l’ottava edizione dell’University Report stilato dall’Osservatorio JobPricing, che traccia un bilancio netto: la laurea garantisce ancora un importante premio salariale, ma il suo peso reale in busta paga dipende in modo cruciale dall’indirizzo di studio prescelto e dall’ateneo in cui si ottiene il titolo.
Il valore della laurea in Italia: fino al 68% in più in busta paga con l’età
Nel complesso, il beneficio finanziario garantito a chi prosegue gli studi oltre la scuola secondaria rimane consistente. Nel 2025 la Retribuzione Annuale Lorda (RAL) media di un lavoratore laureato ha toccato i 42.378 euro, a fronte dei 30.999 euro registrati per chi non possiede un titolo accademico: una forbice del +37% a favore della formazione universitaria.
Questo divario non soltanto premia l’investimento iniziale in termini di tempo e risorse, ma tende ad amplificarsi in modo esponenziale con il proseguire della carriera, arrivando ad un picco di scarto del +68% oltre i 55 anni.
La formazione universitaria agisce dunque come un propulsore a scoppio ritardato: non sempre garantisce un avvio sfavillante nei primi anni di lavoro, ma offre un soffitto retributivo nettamente più elevato sul lungo periodo.
Le facoltà più pagate e la spaccatura tra STEM e materie umanistiche
Il vero spartiacque del mercato del lavoro italiano risiede nella scelta della facoltà. Analizzando i dati relativi ai neolaureati under 35, la cui retribuzione media di riferimento si attesta su 34.445 euro, emerge una profonda frattura tra le discipline tecnico-scientifiche (STEM) e i percorsi a vocazione umanistica.
Al vertice della piramide salariale dominano incontrastate le ingegnerie, con l’Ingegneria chimica e dei materiali in testa (37.693 euro, ossia il +9,4% rispetto alla media), seguita dall’area meccanica, navale ed aerospaziale (37.334 euro, +8,4%) e da gestionale e nucleare (entrambe al +7,2%). Ottimi riscontri si registrano anche per l’area economica (36.246 euro, +5,2%) e statistica (36.054 euro, +4,7%).
Sul versante opposto si collocano invece i corsi di laurea in ambito umanistico e sociale, dove i primi stipendi stentano ad allinearsi alla media nazionale (Scienze politiche e sociali: 33.014 €, −4,2% rispetto alla media.
La classifica degli atenei: Bocconi e Politecnici guidano la top 10
Ad amplificare o ridimensionare il valore d’ingresso del titolo di studio interviene in modo determinante la reputazione dell’ateneo di provenienza. La classifica dell’Osservatorio JobPricing evidenzia come le università private e i polo politecnici riescano a garantire le corsie più veloci verso i ruoli meglio retribuiti.
Il podio degli atenei che assicurano le RAL d’ingresso più elevate (nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni) vede al primo posto l’Università Bocconi di Milano, con una retribuzione media di 42.007 euro (+22% sulla media nazionale), seguita dal Politecnico di Milano (37.873 euro, +10%) e dal Politecnico di Torino (37.649 euro, +9%).
Accanto ai grandi istituti lombardi e piemontesi figurano nell’eccellenza della Top 10 anche l’Università Cattolica del Sacro Cuore (37.606 €) e solide realtà del sistema universitario pubblico di provincia, come l’Università di Parma (37.461 €), l’Università dell’Aquila (36.128 €), la Ca’ Foscari di Venezia (36.008 €) e l’Università di Pisa (35.939 €).

