Medicina rigenerativa in fisiatria: le nuove prospettive – Dott.ssa Lopes

I disturbi muscolo-scheletrici (DMS) colpiscono il 15–20% della popolazione e causano dolore cronico nel 70% dei casi. La loro incidenza è in costante aumento in tutto il mondo, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione, e rappresentano oggi la principale causa di bisogno riabilitativo a livello globale.

In questo contesto, la Fisiatria si è progressivamente orientata verso approcci innovativi e rigenerativi, finalizzati a stimolare i naturali processi di guarigione e riparazione dei tessuti danneggiati.

Scopriamo insieme alla Dott.ssa Maria Laura Lopes, medico fisiatra, le principali tecniche, utilizzabili singolarmente o associate a trattamenti medici e riabilitativi.

PRP

Il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) è un concentrato ottenuto dal sangue del paziente e ricco di piastrine, fattori di crescita, citochine e proteine. Favorisce la riparazione tissutale, l’angiogenesi e il controllo dell’infiammazione, stimolando i processi di rigenerazione di ossa, tendini e cartilagine.

Le evidenze scientifiche ne supportano l’efficacia in diverse condizioni:

1. Artrosi lieve e moderata (ginocchio, anca, caviglia)

Il ginocchio è l’articolazione con le maggiori evidenze scientifiche a supporto del PRP, che risulta efficace rispetto al placebo e ad altre terapie infiltrative soprattutto in casi di artrosi lieve e moderata. Il trattamento svolge un’azione antinfiammatoria a breve termine e rigenerativa nel lungo periodo. Rispetto al cortisone, migliora dolore e funzionalità più a lungo, fino a 12 mesi, senza gli effetti negativi della possibile degenerazione cartilaginea. Inoltre, il PRP si è dimostrato efficace anche nelle lesioni degenerative del menisco e della cartilagine.

2. Tendinopatie

Il PRP favorisce angiogenesi e rigenerazione tendinea grazie ai fattori di crescita e alle citochine, che promuovono la guarigione dell’infiammazione, la proliferazione cellulare e il rimodellamento dei tessuti, aumentando l’apporto di sangue e nutrienti necessari alla rigenerazione. In ambito clinico il PRP ha mostrato efficacia nella tendinopatia rotulea refrattaria, nelle lesioni della cuffia dei rotatori, nelle tendinopatie achillee e nell’epicondilite.

3. Fascite plantare

La fascia plantare è un tessuto poco vascolarizzato che si può infiammare, ispessire o lesionare. Il PRP risulta efficace riducendo dolore e infiammazione, con risultati superiori al cortisone nel lungo termine.

4. Lesioni legamentose

Nel legamento crociato anteriore lesionato, il PRP favorisce la vascolarizzazione del neo-legamento, il rimodellamento osseo e il miglior recupero funzionale.

Onde d’urto focali

Le onde d’urto focali sono impulsi acustici ad alta energia che attivano risposte biologiche come il controllo dell’infiammazione, la neoangiogenesi e la rigenerazione dei tessuti. Sono fondamentali nel trattamento di patologie tendinee, ossee e muscolari, sia acute che croniche, inserite in percorsi riabilitativi dedicati.

Le evidenze scientifiche hanno dimostrato effetti positivi su condrogenesi e osteogenesi. A livello tendineo l’efficacia è legata al rilascio di citochine antinfiammatorie e fattori di crescita, mentre la neo-angiogenesi migliora la vascolarizzazione e l’apporto di nutrienti, favorendo i processi riparativi e rigenerativi.

Le indicazioni delle onde d’urto classiche con maggiore sostegno di letteratura ed in accordo con la società italiana di onde d’urto SITOD comprendono tendinopatie croniche (spalla calcifica, epicondilite, trocanterite, tendinopatia achillea e rotuleo), fascite plantare e patologie ossee (pseudoartrosi, fratture da stress, osteonecrosi, osteocondrite dissecante).

Le indicazioni di questa terapia si sono progressivamente ampliate negli ultimi anni, grazie all’evoluzione della ricerca e alla maggiore diffusione della metodica stessa.

In genere il ciclo di trattamento prevede 3 sedute, ma in alcuni casi può essere necessario ripeterlo in base alla risposta del paziente e alla gravità del quadro clinico.

Acido ialuronico

L’acido ialuronico (HA) è una molecola naturale fondamentale per la struttura e la funzione del liquido sinoviale, presente in vari tessuti connettivi, comprese cartilagini e articolazioni. Le infiltrazioni, introdotte già dagli anni ’90, migliorano la lubrificazione articolare e riducono attrito e dolore, favorendo la mobilità. Contribuiscono inoltre al nutrimento della cartilagine, aumentano la densità dei condrociti e modulano la risposta infiammatoria locale, soprattutto nelle formulazioni a basso peso molecolare.

Esistono diverse tipologie di HA con differenti pesi molecolari (diverse densità) e formulazioni cross-linkate: in generale, quelle a basso peso molecolare hanno maggiore azione antinfiammatoria e sono indicate per articolazioni più piccole, mentre quelle ad alto peso molecolare hanno un effetto più meccanico di “riempimento”. La scelta dipende dal quadro clinico del paziente.

Nelle patologie tendinee, per esempio, si utilizzano generalmente formulazioni a basso peso.

Dal punto di vista clinico, l’HA è impiegato soprattutto nel trattamento di patologie articolari degenerative, come l’osteoartrosi, per ridurre dolore, migliorare mobilità e prevenire/rallentare il degrado articolare.

È indicato soprattutto nelle fasi iniziali e nelle articolazioni meno infiammate, ma può essere utilizzato anche nei casi più avanzati quando non è possibile l’intervento chirurgico, con finalità prevalentemente antalgiche.

Alcuni pazienti riportano un miglioramento dei sintomi entro 3-4 giorni, mentre altri potrebbero aver bisogno di più settimane.

Trova inoltre applicazione nelle condropatie per la protezione della cartilagine, nelle tendinopatie per ridurre infiammazione e migliorare lo scorrimento tendineo, e in capsuliti e borsiti per ridurre dolore e migliorare la mobilità.

Collagene

Molti DMS sono associati ad alterazioni quantitative e qualitative del collagene. Lo squilibrio tra sintesi e degradazione è responsabile della progressiva degenerazione del sistema muscolo-scheletrico. Studi in vitro hanno evidenziato una maggiore proliferazione dei tenociti (cellule dei tendini) in presenza di collagene, mentre importanti ricerche italiane pubblicate su Cells (Randelli F. et al) ne hanno dimostrato il ruolo nei processi di turnover e riparazione tissutale.

Diversi studi sull’infiltrazione intra-articolare nell’artrosi del ginocchio, mostrano che il collagene stimola i condrociti a produrre cartilagine e a ridurre la risposta infiammatoria, migliorando la funzionalità articolare. Benefici sono stati osservati anche nella coxartrosi (artrosi dell’anca) e nella rizoartrosi (artrosi del pollice).

Le evidenze nelle patologie tendinee sono più recenti ma promettenti. Nuovi studi sulla cuffia dei rotatori, infatti, mostrano che il collagene di tipo I riduce dolore e infiammazione, migliorando la funzionalità.

Risultati positivi sono stati osservati anche nel tendine d’Achille, rotuleo e quadricipitale, con miglior recupero funzionale e ritorno all’attività sportiva. Anche nelle lesioni legamentose il collagene mostra risultati interessanti.

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