Non è sempre “acqua nell’orecchio”. Forse lo avrete notato durante le giornate passate ammollo. Quel fastidio che compare dopo una giornata al mare o in piscina, se accompagnato da dolore e sensazione di orecchio chiuso, potrebbe essere un’otite esterna, un disturbo particolarmente frequente durante l’estate.
Come capire quando è il caso di intervenire? E soprattutto, quali errori è meglio evitare? Le condizioni di caldo e umidità, unite ai frequenti bagni, favoriscono infatti l’insorgenza dell’otite esterna, soprattutto quando vengono alterate le naturali difese del condotto uditivo. Ne parliamo con il Dottor Andrea Barbieri, Otorinolaringoiatra.
Molte persone pensano che il dolore all’orecchio dopo un bagno sia semplicemente acqua rimasta nel condotto. È davvero così?
“Non sempre. È normale che dopo un bagno si possa avvertire una temporanea sensazione di orecchio tappato dovuta all’acqua. Se però il fastidio non passa, compare dolore o addirittura peggiora nelle ore successive, è possibile che si stia sviluppando un’otite esterna.
L’acqua, infatti, può alterare il naturale equilibrio del condotto uditivo, favorendo la proliferazione di batteri o, meno frequentemente, di funghi. È per questo che l’otite esterna viene spesso definita anche otite del nuotatore.”

Perché l’estate è il periodo in cui questa patologia si presenta più spesso?
“Perché si sommano diversi fattori di rischio. Trascorriamo molto più tempo in acqua, sudiamo di più e l’umidità ristagna più facilmente all’interno dell’orecchio. Anche il cloro delle piscine o il sale del mare possono irritare la pelle del condotto uditivo, rendendola più vulnerabile alle infezioni”.
Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare?
“Il sintomo principale è il dolore, che tende ad aumentare quando si tocca l’orecchio o si preme sul piccolo rilievo davanti al condotto uditivo, il trago. Possono comparire anche prurito, sensazione di ovattamento, riduzione dell’udito e, nei casi più avanzati, secrezioni. Se questi sintomi persistono è opportuno sottoporsi a una visita specialistica”.
C’è qualcosa che possiamo fare per prevenire l’otite esterna senza rinunciare a mare e piscina?
“Assolutamente sì. Il primo consiglio è asciugare bene le orecchie dopo ogni bagno, senza introdurre oggetti nel condotto uditivo. I cotton fioc, ad esempio, spesso fanno più danni che benefici: possono provocare piccole abrasioni della pelle e rimuovere il cerume, che rappresenta una naturale barriera protettiva contro i microrganismi. Chi soffre frequentemente di otiti esterne può valutare, insieme allo specialista, l’utilizzo di tappi specifici o di prodotti preventivi indicati nei casi di particolare predisposizione”.
Quando è il momento di rivolgersi all’otorinolaringoiatra?
“Se il dolore è intenso, dura più di uno o due giorni, l’udito diminuisce oppure compare una secrezione dall’orecchio, è importante non ricorrere al fai-da-te. Una visita permette di individuare l’origine del problema e impostare la terapia più adatta, evitando che un’infiammazione iniziale si trasformi in un’infezione più importante”.

