Intervista al Dottor Riziero Zamboni, Dermatologo
La fotoprotezione è il pilastro della prevenzione dermatologica.
Con estati che si allungano e inverni sempre più miti e soleggiati, il nostro rapporto con i raggi solari è inevitabilmente cambiato. Eppure, la percezione del rischio è ancora legata a vecchi cliché: ci si protegge solo in spiaggia ad agosto. La dermatologia moderna, al contrario, parla di danno cumulativo 365 giorni l’anno, promuovendo l’applicazione giornaliera di protezione solare.
Sfatiamo un mito: “Oggi il cielo è coperto, quindi la protezione solare non serve”. Qual è la differenza tra raggi UVA e UVB?
“L’errore sta nel confondere la percezione del calore con il danno cellulare. Gli UVB sono i raggi della scottatura: sono intensi in estate e vengono bloccati dalle nuvole e dai vetri delle finestre. Il vero pericolo silente, però, sono gli UVA. Questi raggi sono costanti tutto l’anno, superano la coltre di nuvole, attraversano i vetri delle auto e degli uffici e penetrano in profondità nel derma. Non lasciano la pelle rossa, ma distruggono le fibre di collagene ed elastina (provocando il photoaging) e alterano il DNA cellulare. Quindi sì: se si passa la giornata all’aperto, anche a dicembre o sotto le nuvole, la protezione serve. Se si passa da casa direttamente alla metropolitana e poi all’ufficio, l’applicazione ossessiva perde di significato clinico”.

Protezione anche con il cielo coperto, anche in città e non solo in estate. Stratificare l’SPF 365 giorni all’anno non rischia di “soffocare” la pelle?
“Se si usano i prodotti sbagliati, assolutamente sì. La dermatologia moderna però ha fatto passi da gigante e oggi vi sono prodotti capaci di soddisfare le esigenze di ogni pelle. La regola è semplice: la protezione solare va considerata come l’ultimo step della terapia quotidiana, ma deve essere rigorosamente prescritta o consigliata in base al biotipo cutaneo del paziente, non scelta a caso sullo scaffale del supermercato. Qui entra in gioco il consulto dermatologico: controllare la salute della pelle, eseguire una mappatura dei nei periodica e ricevere indicazioni su come prendersene cura”.
Qual è il reale impatto dell’uso costante dell’SPF sulla prevenzione dei tumori della pelle?
“Questo è l’unico dato che conta davvero dal punto di vista medico. La fotoprotezione coerente e costante riduce drasticamente l’incidenza dei carcinomi non-melanoma, come il basalioma e lo spinocellulare, che si sviluppano proprio a causa dell’accumulo di radiazioni solari nel corso degli anni (il cosiddetto danno cumulativo). Le zone più colpite sono quelle perennemente esposte: viso, naso, orecchie e il dorso delle mani. Proteggersi non è un vezzo estetico per non avere le rughe a cinquant’anni; è un presidio salvavita per evitare che i cheratinociti impazziscano a causa dei danni genetici indotti dal sole”.

