Sei medici indagati: presunti certificati falsi per evitare i rimpatri di migranti irregolari

La Procura di Ravenna ha aperto un’inchiesta che coinvolge sei medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale cittadino. L’accusa è pesante: avrebbero attestato l’inidoneità al trasferimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di alcuni cittadini stranieri irregolari sottoposti a visita, senza che ricorressero le condizioni previste dalla normativa – come malattie infettive contagiose, gravi disturbi psichiatrici o patologie acute.

Secondo gli inquirenti, i certificati rilasciati avrebbero di fatto impedito il trasferimento nei Cpr in assenza dei requisiti sanitari stabiliti dalla legge.

La posizione del presidente della Regione Emilia-Romagna

Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che ha espresso vicinanza ai professionisti coinvolti.

“La comunità medica dell’Emilia-Romagna è profondamente scossa da questa indagine”, ha dichiarato. De Pascale, che per quasi nove anni è stato sindaco di Ravenna – compreso il periodo dell’emergenza Covid – ha ricordato di conoscere bene l’ospedale e il personale sanitario che vi lavora, sottolineando il clima di preoccupazione che si respira tra i professionisti del Santa Maria delle Croci.

Il presidente ha ribadito un principio per lui fondamentale: rispetto dell’autonomia della magistratura e, allo stesso tempo, piena tutela della presunzione di innocenza. “Ad oggi – ha spiegato – parliamo di sei medici indagati, innocenti fino a prova contraria. Non c’è nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio e già si assiste a prese di posizione pubbliche molto dure”.

Le reazioni politiche

Il riferimento sembra andare alle parole del vicepremier Matteo Salvini, che sui social ha definito la vicenda “gravissima”, parlando – in caso di conferme – di “vergogna da licenziamento, radiazione e arresto”.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che a Bologna, a margine di un evento, ha puntato il dito contro chi – a suo dire – ostacolerebbe per motivi ideologici l’azione del Governo in materia di espulsioni. Piantedosi ha sottolineato che nei Cpr non finiscono “badanti”, ma soggetti ritenuti pericolosi, aggiungendo che talvolta si assiste a decisioni di liberazione giudicate eccessivamente permissive.

Il nodo normativo sui medici

Al di là del caso specifico, De Pascale ha posto l’attenzione su un tema più ampio: la responsabilità affidata ai medici delle Ausl nel valutare l’idoneità sanitaria all’ingresso nei Cpr. Una responsabilità, secondo il presidente, molto gravosa e spesso esercitata in assenza di linee guida nazionali chiare e condivise.

“In generale – ha osservato – la politica, tutta, tende a non assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, lasciando questioni complesse e delicate, che intrecciano aspetti umanitari, sanitari e di sicurezza, sulle spalle di medici, forze dell’ordine e magistrati”.

La vicenda resta ora nelle mani della magistratura. Saranno le indagini a chiarire se si sia trattato di valutazioni cliniche controverse o di vere e proprie irregolarità. Nel frattempo, il dibattito politico è già acceso.

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