Italia, i farmaci biosimilari superano gli originali biologici

Per la prima volta in Italia, nel 2024 i farmaci biosimilari (alternative più economiche ma equivalenti per qualità, efficacia e sicurezza ai farmaci biologici originatori) hanno superato i loro corrispettivi originali in termini di utilizzo. Le 20 molecole biosimilari attualmente disponibili rappresentano infatti il 51,2% del totale dei consumi nazionali, anche se si è registrata una lieve flessione (-0,2%) rispetto all’anno precedente.

In particolare, 10 molecole biosimilari hanno raggiunto o superato il 70% del consumo rispetto al biologico originatore. Un esempio emblematico è il Bevacizumab, i cui biosimilari coprono oggi il 99,13% del mercato della molecola in termini di volumi.

Nonostante questi numeri incoraggianti, l’impiego dei biosimilari è ancora molto disomogeneo sul territorio italiano. Lo confermano i dati presentati durante il convegno annuale dell’Italian Biosimilar Group (IBG) di Egualia, svoltosi a Roma.

I dati delle varie regioni

Le regioni più virtuose sono le Marche (69,9%), seguite da Liguria (quasi 67%), Valle d’Aosta e Piemonte (65,3%). Umbria (63%), Sicilia (61%) e Toscana (60%) si collocano a metà classifica. In coda, invece, troviamo Calabria (39,7%), Lombardia (35,8%) e Sardegna (34,2%), che registrano ancora un uso limitato di questi farmaci.

Le parole dell’esperto

“Nonostante la diffusione dei biosimilari sia cresciuta nell’ultimo decennio, il loro utilizzo rimane ancora limitato in alcune aree terapeutiche e in diverse regioni italiane”, ha sottolineato Gianluca Trifirò, professore ordinario di farmacologia all’Università di Verona, intervenuto durante l’evento.

Trifirò ha anche evidenziato il fenomeno degli switch, ovvero i cambi da un farmaco all’altro, sia tra originatori e biosimilari sia tra diversi biosimilari della stessa molecola. Di particolare interesse è quel 10% di pazienti che iniziano con il biologico originatore, passano al biosimilare e poi tornano all’originatore, probabilmente a causa di una scarsa conoscenza dei biosimilari da parte dei pazienti. Su questo e altri aspetti critici, sono in programma nuovi studi per fare maggiore chiarezza.

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