Articolo a cura della Dott.ssa Azzurra Carrozzo, Psicologa – Sessuologa
Non è casuale che la maggior parte delle donne che arriva in psicoterapia per dolore vulvare abbia già fatto autodiagnosi di vulvodinia: il dolore segreto è quello che non può essere raccontato perché viene difficilmente compreso, quindi tardamente diagnosticato.
Parliamo di un dolore persistente, solitamente descritto come sordo, bruciante, gravativo o pungente, localizzato sulla vulva o, frequentemente, a livello del vestibolo o del clitoride, che sorge a un certo punto della vita della donna senza causa apparente, motivo per cui viene inizialmente frainteso, letto come fenomeno psicosomatico o come fobia della penetrazione.
Nella storia della donna con vulvodinia possono apparire spesso episodi di cistiti o problemi ginecologici recidivanti, difficoltà relazionali o disfunzioni sessuali, stili di vita inappropriati, eventi traumatici o disturbi dell’umore. Questi ultimi possono rappresentare sia la causa che la conseguenza dell’instaurarsi di un circolo vizioso del disturbo.
Perché il sessuologo?
Il sessuologo è una delle figure che si occupa della terapia del sintomo sessuale e dei suoi collaterali, che influenzano la qualità di vita in tutti i suoi aspetti (sociale, relazionale, sessuale), ma soprattutto nella percezione di sé, spesso intrisa di vissuti di colpa, rabbia, inadeguatezza e mancanza di speranza nel futuro.
È possibile fare autodiagnosi?
La tempestività nella diagnosi evita il cronicizzarsi del disturbo e favorisce un percorso di terapia più rapido, che vede la donna più collaborativa e motivata, soggetto attivo nel processo di cambiamento.
La donna può rintracciare dei segnali che riconosce come tipici di dolore vulvare e che compaiono in maniera spontanea o provocata (da rapporti sessuali, visite ginecologiche, sfregamenti), ma la valutazione deve essere fatta da un ginecologo esperto che possa fare diagnosi per esclusione, così da prescrivere la terapia più adatta.
Quali sono le cure per la vulvodinia?
L’approccio terapeutico olistico ha l’obiettivo di insegnare il controllo e la gestione del dolore, di eliminare i comportamenti disfunzionali che concorrono a mantenere il sintomo e di migliorare la qualità di vita. Non è semplice trovare la terapia risolutiva, si tratta infatti di individuare un intervento personalizzato che potrebbe anche dover cambiare con il tempo. Ciò che è certo è che il dolore vulvare non è frutto della propria mente, pertanto non deve restare segreto: ha un riscontro sul corpo e nella vita e può essere trattato.

