Mancano gli enzimi pancreatici, carenza fino al 2025

Emergenza enzimi pancreatici. La carenza di Creon (o Creonipe), i principali medicinali disponibili in Italia per trattare questa condizione, ha generato una crescente preoccupazione tra coloro che devono assumerli per assimilare il cibo. La situazione, che dura da diversi mesi, è diventata sempre più preoccupante nelle ultime settimane, con segnalazioni in aumento da parte dei pazienti che hanno subito interventi al pancreas e dipendono dagli enzimi pancreatici per il loro benessere, tra cui anche il noto cantante Fedez.

Il Ministero della Salute ha assicurato di seguire attentamente la situazione e di adottare tutte le misure necessarie per garantire la continuità terapeutica dei pazienti. Tuttavia, la carenza persiste, generando preoccupazioni crescenti tra chi dipende da questi farmaci.

La situazione, secondo il Ministero, è al di là delle competenze regolatorie dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che ha comunque fornito informazioni dettagliate ai pazienti e agli operatori sanitari. Tuttavia, resta da risolvere il problema fondamentale della disponibilità di enzimi pancreatici sul mercato italiano, una questione urgente che richiede soluzioni immediate e concrete.

Difficoltà nella distribuzione

Il problema era stato segnalato dall’Agenzia del Farmaco già lo scorso ottobre, e sembra che perdurerà fino al 2025, con impatti significativi sulla disponibilità del medicinale in Italia. L’AIFA aveva messo in guardia i medici sull’uso parsimonioso del farmaco e aveva autorizzato l’importazione da paesi esteri, vietando l’esportazione dall’Italia.

Viatris, l’unica azienda distributrice del farmaco nel nostro Paese, ha dichiarato che il produttore, Abbott, sta affrontando difficoltà dovute alla crescente domanda globale, ma sta adottando misure per minimizzare l’impatto sui pazienti. Tuttavia, non sembra che tali misure abbiano risolto la situazione.

“Meglio assumere per un periodo un dosaggio leggermente ridotto piuttosto che sospenderlo del tutto”, dice il vicedirettore del Centro per la Ricerca e Cura sulle Malattie del Pancreas del San Raffaele di Milano Gabriele Capurso, che raccomanda ai pazienti: “Niente panico il prodotto è carente, ma non è fuori produzione”.

Questi farmaci sono fondamentali perché contengono gli enzimi che il pancreas malato o rimosso, ad esempio a causa di un tumore, non può più produrre. Questi enzimi sono essenziali per la digestione degli alimenti, trasformandoli nei nutrienti necessari per il corretto funzionamento dell’organismo. In particolare, la lipasi, un enzima prodotto esclusivamente dal pancreas, è fondamentale per l’assorbimento dei grassi. La mancanza prolungata di questi farmaci può portare alcuni pazienti a rischi di malnutrizione, soprattutto a causa della difficoltà nel digerire i grassi. È per questo che alcuni stanno cercando di procurarsi il farmaco presso farmacie estere, soprattutto in Svizzera o nei Paesi dell’Est, dove la disponibilità potrebbe essere maggiore.

Già nel 2017 e nel 2020 si era verificata la stessa problematica. Gianna Puppo Fornaro, presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica (Lifc), ha dichiarato che l’associazione monitora costantemente la distribuzione di questi farmaci, segnalando alla casa farmaceutica la carenza per richiedere forniture urgenti laddove necessario.

Da cosa è dovuta questa carenza

La carenza, aggiunge il Dott. Capurso, è connessa a un mix di fattori. Innanzitutto, gli aspetti produttivi: “Il farmaco contiene enzimi di maiale per cui vengono richiesti elevatissimi standard di sicurezza; un tipo di farmaco per cui è difficile incrementare rapidamente la produzione”. Inoltre, “l’unico distributore italiano acquista il principio attivo da un produttore terzo”; infine, le peculiarità del mercato italiano: “L’Italia, insieme alla Spagna, è uno dei pochi Paesi in cui non esistono farmaci analoghi che possano sostituire quelli carenti”.

Secondo lo specialista la situazione è destinata a protrarsi. Per questo chiede un maggiore impegno sia alle Istituzioni sia all’azienda. “Ci sono Regioni e singole Asl che si stanno muovendo per importare autonomamente il prodotto dall’estero. Tuttavia, vista l’entità della carenza, sarebbe opportuna un’azione coordinata a livello nazionale”, dice. “Anche l’azienda forse potrebbe fare di più: come società scientifica europea abbiamo chiesto che una quota delle confezioni distribuite nei Paesi in cui esistono dei sostituti venga dirottata nei Paesi in cui i pazienti non hanno alternative terapeutiche per garantire una equità di accesso ad un farmaco indispensabile”, conclude.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli