Le recenti, scioccanti dichiarazioni pronunciate la scorsa settimana da un deputato somalo – che ha tentato di giustificare le mutilazioni genitali femminili in nome di una presunta utilità sociale – hanno riacceso con forza il dibattito internazionale.
A circa due mesi dall’interessante convegno ospitato nella Sala della Regina a Montecitorio, che ha suggellato la nascita della Bloom Surgery Foundation ETS grazie anche al supporto istituzionale dell’On. Roberto Traversi e del suo staff, abbiamo fatto il punto con il parlamentare.
“Sono sdegnato. Non ci troviamo di fronte soltanto a tesi scientificamente infondate, ma a una concezione aberrante del corpo femminile inteso come proprietà altrui. Nessuna tradizione, norma sociale o convinzione culturale può e deve mai giustificare una lesione deliberata inflitta a una bambina o a una donna.
Come ha ricordato con grande lucidità anche Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, durante il nostro recente convegno alla Camera, non siamo in presenza di precetti religiosi, bensì di ancestrali consuetudini culturali che rischiano di imprimere traumi indelebili e perenni nelle vite di giovani donne.
L’Italia ha saputo dotarsi di un quadro normativo all’avanguardia con la Legge n. 7 del 2006, e il nostro fondamentale dettato costituzionale – dagli Articoli 2 e 3 fino all’Articolo 32 sulla tutela della salute – ci impone il dovere di rimuovere ogni ostacolo al pieno sviluppo umano. La difesa dell’integrità psicofisica della persona non è negoziabile: è un imprescindibile pilastro di civiltà”.

Eppure, il fenomeno continua a contare numeri drammatici, con oltre 230 milioni di vittime nel mondo e quasi 95.000 donne e minori coinvolte anche nel nostro Paese.
“Esatto. La legge è fondamentale, ma non basta. Per questo, due mesi fa, abbiamo voluto fortemente accogliere a Montecitorio la nascita della Bloom Surgery Foundation. La vera sfida è culturale e sanitaria insieme. Servono prevenzione, educazione e risposte concrete per chi ha subito questa violenza, superando le pressioni sociali che le impongono”.
In che modo la Fondazione intende intervenire concretamente?
“Unendo l’eccellenza della chirurgia ricostruttiva a un profondo rispetto per la persona, attraverso un percorso di supporto a 360 gradi. Grazie al talento di specialisti di riconosciuto valore scientifico, la Bloom Surgery Foundation mette al centro un approccio su misura e integrato. Ma la vera svolta, anche grazie al prezioso supporto di SACE, risiede nell’accessibilità: vorremmo poter abbattere ogni barriera economica affinché nessuna donna sia costretta a rinunciare a curarsi. L’obiettivo della Fondazione è creare un percorso umano di ascolto e dignità affinché la donna possa riappropriarsi della propria vita”.
Qual è il messaggio che desidera lanciare oggi?
“Che la libertà comincia dal riconoscimento di un principio universale e non negoziabile: il corpo di una donna appartiene soltanto a lei”.

