A vent’anni dall’introduzione in Italia della Ru486, l’aborto farmacologico continua a crescere e oggi rappresenta oltre la metà delle interruzioni volontarie di gravidanza in 15 delle 17 regioni per le quali sono disponibili dati aggiornati. A fotografare la situazione è un’indagine dell’Associazione Luca Coscioni, realizzata attraverso richieste di accesso civico nell’ambito della campagna “Mai dati”.
Aborto farmacologico, le differenze territoriali nei numeri
Permangono però forti differenze territoriali. Nel 2024 il ricorso alla pillola abortiva supera il 70% in cinque regioni: il primato spetta al Molise con l’88,7%, seguito da Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria. All’estremo opposto si trovano invece Friuli Venezia Giulia (40,2%) e Marche (41,5%).
L’ultimo rapporto del Ministero della Salute, riferito al 2023, indicava che l’aborto farmacologico aveva raggiunto il 59% del totale delle interruzioni volontarie di gravidanza, in aumento rispetto al 52% registrato nel 2022. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, tuttavia, quei dati risultano ormai datati e troppo aggregati, motivo per cui è stato utilizzato lo strumento dell’accesso civico previsto dal Freedom of Information Act per ottenere informazioni più dettagliate.
Un incremento non uniforme sul territorio italiano
L’incremento non è stato uniforme sul territorio nazionale. Tra il 2023 e il 2024 gli aumenti più consistenti si registrano in Sardegna (+16,5%), Veneto (+8,7%) e Sicilia (+8,2%), mentre l’Umbria è l’unica regione a far segnare una flessione (-4,2%). Non sono invece disponibili dati completi per Piemonte, Calabria e Provincia autonoma di Trento, mentre per la Liguria sono stati raccolti solo quelli relativi a una singola struttura.
La Ru486, approvata per la prima volta in Francia nel 1988, è stata somministrata in Italia per la prima volta il 6 settembre 2005 all’ospedale Sant’Anna di Torino, inizialmente in via sperimentale. Dopo un lungo percorso tra polemiche, verifiche ministeriali e vicende giudiziarie, il farmaco è stato autorizzato nel 2009.
Oggi il confronto si concentra soprattutto sulla possibilità di somministrare la pillola abortiva nei consultori e consentirne l’assunzione a domicilio, evitando il ricovero ospedaliero. Una modalità già prevista, secondo l’Associazione Luca Coscioni, in Trentino-Alto Adige, Campania, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria.

